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26 set 2013

#worldszelda2013 - un gioco di scrittura creativa!


Ho deciso di partecipare a un gioco, un progetto di scrittura creativa che mi ha da subito entusiasmata, forse perché in questo periodo continuo a ripetere che "ho bisogno di qualcosa di nuovo". Camilla, del blog zeldawasawriter, ha avuto questa bella idea di regalarci ogni mercoledì un kit di spunti per raccontare una storia; qui potete trovare il kit #1worlds - kit materiali #1 .
Potete trovare le istruzioni per partecipare a questo link: http://zeldawasawriter.com/2013/09/worlds/
Ecco qui la mia breve storia, scritta di getto su un foglio bianco e solo successivamente ricopiata al computer [il fascino della carta è sempre favoloso!]




WOR(L)DS #1, mercoledì 25 settembre 2013

La nebbia affondava nella tazzina vuota del caffè appena preso.Il confine tra le cose e la luce s'era quasi perso nelle prime ore di quel nuovo autunno ancora sconosciuto.
Quei pochi minuti d'anticipo in stazione le sembravano sempre sospesi tra la notte e il giorno,tra il prima e il dopo,la fine e l'inizio.Di cosa,poi,chissà.
Infilò una mano nella borsa per cercare il biglietto (credendo per un attimo di averlo perso);alzò lo sguardo:il grande orologio all'ingresso della stazione era poco più indietro del suo,così,apparentemente senza una ragione precisa, si incamminò verso il binario a passo svelto.
Incrociò una nonna che teneva per mano una bambina;o forse era la bambina a tenere per mano la nonna.Esitò,perdendosi in quel ritaglio di passato che aveva il sapore del ricordo.
Era quasi tardi,salì le scale di corsa e prese il treno,portando con sé il gusto di una stagione appena nata.
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04 ago 2013

una domenica d'agosto

I vicini che parlano ad alta voce di viaggi al sud e ritorni al nord, in settembre, un settembre in cui "al nord è già pieno inverno".
Il silenzio dentro casa, del riposo meritato di chi ha troppi mesi - e anni - di lavoro sulle spalle.
Un girasole mi guarda, osserva il giornale sul tavolo, vicino ai libri e ad alcune partiture, non ancora sistemate dopo quest'anno che sembra infinito.
L'estate è inoltrata ed io forse ancora non me ne sono accorta, oppure la sento già agli sgoccioli, chissà. Divido questa mattina tra il piacere e il lavoro, attendo la serata tra pause che cercano di nascondere alcune ansie che si presentano in anticipo sulla tabella di marcia.
Sogno piccoli spazi, tempo, che serviranno a costruire un po' di serenità.

Presto sarà ora di pranzo, in questo paese che mi culla, da cui a volte vorrei scappare ma da cui alla fine mi lascio abbracciare con piacere.

E' una domenica d'agosto, il mio compleanno si avvicina.


                                                                                                                                               • Clà •
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29 mar 2013

Parigi, primi ricordi a caldo.

Io non so tornare; o forse non so stare: stare a casa, stare lontana da casa, stare in Conservatorio, stare in mezzo alla gente, stare sola. Qualcuno di questi problemi, inevitabilmente, si verifica nella mia quotidianità.
Oggi, non so tornare [e quindi non so stare a casa].

Nei giorni scorsi mi sono concessa un viaggio, addirittura dire una vacanza, perché questo voleva essere: un momento di pausa da tutto -finalmente -. Da alcuni anni nella lista di città in cui passare qualche giorno era presente Parigi, ma per un motivo o per l'altro non ero mai riuscita ad andarci; questa è stata la mia prima volta nella città più romantica del mondo.
È curioso come io e gli stessi amici con cui più di un anno fa ho visitato Venezia, scegliamo sempre mete "da cartolina"!  Ammetto che tutto ciò che si dice tipicamente di Parigi, tutti quegli "oooh, vedrai com'è romantica!" avevano creato in me alcuni pregiudizi, temevo di rimanere delusa, ma la città mi ha stupita. Ho avuto la sensazione di camminare su strade percorse da un sacco di storia, da personalità di grande spessore, da menti sottili. Ho immaginato la meraviglia negli occhi di chi ammirava la Tour Eiffel appena completata nel 1889, lo stesso infondo di chi anche oggi la vede per la prima volta; ho fantasticato sulla vita dei parigini di oggi, chiedendomi come sarebbe la mia realtà se vivessi in una capitale europea così grande e affascinante; ho osservato con attenzione le opere del passato e quelle della contemporaneità, queste ultime custodite nello stravolgente Centre Pompidou.

Sono stati giorni belli, nonostante il freddo e il cielo quasi mai del tutto limpido. Ora è ancora troppo presto per mettere in ordine i ricordi, la mia mente ha bisogno di tempo - così come tutti gli scatti a pellicola che ho fatto e devo ancora sviluppare - ; per ora aggiugo qui qualche foto fatta con il cellulare, giusto per rivivere un po' dei momenti in cui il tempo sembra acquisire un'altra dimensione, prima di rimettermi a correre per recuperare il tempo "perso" - che poi perso proprio non è -.
 

                                                                                                                                                  Clà


in riva alla Senna



il menù "alla francese"! :)




Musée de l'Orangerie



al Louvre

Louvre


 
Louvre



dolcezze parigine: macaron


Tour Eiffel: lo stupore della sera


Centre Pompidou


Centre Pompidou

















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22 mar 2013

la primavera, il weekend prima di un viaggio

Oggi sembra proprio primavera, non voglio credere alle previsioni del tempo per i prossimi giorni.
Sarà un weekend indaffarato, pieno di impegni incastrati e di incontri. 
Domenica notte partirò finalmente; devo dire che quasi non ricordavo l'insieme di sensazioni che precedono un viaggio! Adoro quest'entusiasmo, che quasi non mi fa pensare che domani dovrò andare ancora a Milano, la curiosità, le mille cose da fare, la lista di ciò che devo infilare in valigia, i rullini e il taccuino nuovo, la guida della città con i segni tra le pagine, il pensiero di quale libro portare con me.

Poco fa, prima di mettermi a scrivere qualche nota (combinando probabilmente un po' di pasticci), ho sfogliato le pagine di un libro che racconta di Augusto - persona di cui ho già parlato in un post Ciao, Grande Uomo - ed ho trovato qualche foto proprio di Parigi, una Parigi del 1976.











Buon weekend e buona primavera!

                                                                                                                                                                  • Clà •
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12 mar 2013

• Bologna, ti voglio bene! •

Bologna è autentica.
Ora profuma di ricordi, che sembrano fermi in un punto poco chiaro dello scorrere incessante del tempo. Bologna è lì, sapere che i suoi portici mi culleranno ogni volta che tornerò mi rende tranquilla. Tornare a casa ieri sera non è stato solo riabbracciare le persone con cui ho condiviso anni importanti, ma anche farmi riabbracciare dalla città.
Quando abitavo [quando abitavamo, dovrei dire, visto che chiacchierando ho capito che le sensazioni che provo sono comuni alle amiche con cui ho convissuto] si era creata una specie di "stato di grazia" per cui una serenità particolare regnava; di certo la città era complice di questo nostro modo di vivere e di sentirci. Anche per una come me, sempre su e giù tra una casa e l'altra, sempre di fretta cercando di incastrare mille impegni, Bologna rappresentava un'ancora, un luogo sicuro in cui poter sognare.
Non ho dimenticato niente: ricordo la prima sera in quella stanza che sembrava fredda e lontana da me, e l'ultima notte nella stanza a fianco, con un'immensa malinconia dentro; ricordo le prime lezioni, il percorso a piedi, lo stupore provato in Sala Borsa*, il percorso a piedi per tornare a casa d'inverno sotto i portici, mentre fuori piove; le serate con la chitarra, le osterie, il portapacchi della bici di un'amica con cui riuscivo a sognare in grande, le cene, le consuetudini casalinghe; i momenti di pessimismo e quelli di entusiasmo.
Bologna è tutto questo assieme ora, ed io mi emoziono per la fortuna che ho avuto, per le "coincidenze" che hanno reso quegli anni così densi, per come la città mi ha lasciata sognare, ed  sinsieme mi ha fatta crescere. Per tutto questo e per tutto ciò che non riesco a spiegare a parole, posso dire che a Bologna io voglio davvero un gran bene!




Ecco alcuni scatti di ieri, di questo temporaneo ritorno a casa - ebbene sì, solo cellulare ieri! -


Via Zamboni


Nelle vicinanze di Porta San Donato


Osteria 




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20 feb 2013

• Milano mi abbraccia, ma la campagna mi culla. •

Nel poco tempo che riesco a ritagliarmi tra una lezione e l'altra, il mese scorso ho camminato un pochino per Milano.
Ho scoperto che:

  • anche a Milano il cielo può essere azzurro [azzurro davvero!]



  • a volte Milano ti abbraccia, quando meno te lo aspetti:



  • in città ci sono degli angoli, delle vie, in cui il colore che da sempre amo spunta fuori di colpo, sorprendendomi e facendomi sorridere [grazie, rosso!] :




Ho capito quindi che cercando bene, posso trovare qualcosa di bello anche qui, dunque continuerò su questa strada per sorridere a Milano!

Infondo al rullino scattato con la mia Sardina, ho ritrovato una foto che mi ha fatto capire [per giunta in un momento di stanchezza estrema, in cui mi chiedo chi me l'ha fatto fare di continuare ad andare su e giù dalla campagna alla città ogni giorno] perché adoro tornare a casa:




 
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18 feb 2013

Ciao, Grande Uomo

Il lunedì non è iniziato bene, lo ammetto. 
Non vorrei mai trascinare questo malumore più del dovuto.

Ho affondato le mani tra i ricordi custoditi negli album di foto di famiglia, riascoltato vecchi pezzi, quelli che hanno accompagnato la mia infanzia. Una voce, in particolar modo, mi segue da quando ero piccola (anzi, da quando ancora me ne stavo beata nel pancione!), quella di Augusto Daolio. Oggi sarebbe il suo sessantaseiesimo compleanno; ricorre oggi anche il compleanno di Fabrizio De Andrè e di mio nonno, un nonno che non ho mai avuto la fortuna di conoscere.

La figura di Augusto non è stata celebrata come quella di altri artisti strappati via da qui troppo presto, ma nella sua barba secondo me cullava un'infinita dose di poesia.
Parole semplici, timbro spettacolare, riflessioni intelligenti e acute, amore per la Vita espresso in ogni modo, scrivendo, disegnando, cantando; un sorriso sincero fonte di ispirazione per i momenti bui.






Il modo migliore per avvicinarsi a lui sono proprio i suoi scritti e i suoi dipinti, per andare al di là della figura di "cantante dei Nomadi"; ecco la sua breve autobiografa:


"Sono nato il diciotto febbraio 1947 a Novellara di Reggio Emilia, nel cuore della notte mentre freddo e brina duellavano con rami secchi di pioppie tigli. 
Sono nato al caldo e mi hanno chiamato Augusto, come un nonno che non ho mai conosciuto. Il cognome Daolio mi è stato dato da un uomo semplice e a suo modo dolce e complice. 
Dall'età di sedici anni canto in un gruppo che si chiama Nomadi, scrivo canzoni e giro il mondo. 
C'è un altro mondo dentro di me che racconto con il disegno e la pittura, lo faccio da parecchi anni e alberi, rocce, cieli, lune, ombre e altro popolano questi miei racconti. Ho esposto in giro per l'Italia, ho illustrato dischi, libri, cartoline, manifesti. Non disegno per riempire un vuoto ma per vuotare un pieno che è dentro di me e preme. Una specie di confessione, prima ad uno spazio bianco, poi ad occhi che guarderanno. 
Ho lo studio a Novellara in via de Amicis, il numero credo sia il quarantaquattro, non ho il telefono ma montagne di libri e di oggetti. 
Le notti invernali nella bassa hanno ancora il profumo delle mele sull'armadio."

 

Potete scoprire altro su Augusto visitando il sito http://www.augustoperlavita.it
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16 feb 2013

- appunti su sogni fuori tempo

Chissà che cosa cerca la gente, in questo suo continuo correre. Correre per me è contro natura, una violenza quotidiana che mi auto-infliggo senza volerlo, forzatamente.
L'altro ieri, tra una chiacchiera e l'altra al telefono, mi è stato chiesto di fantasticare su come vedrei un mio futuro indipendente (lasciando stare che l'indipendenza di questi tempi è un'impresa ardua, ai limiti dell'impossibile), e... TAATAAAAN: I MIEI SOGNI SONO FUORI TEMPO RISPETTO AL MONDO REALE! Sorpresa? Non troppo, ma devo dire che mi sono messa a riflettere e un po' d'ansia mi è venuta, complice anche l'ascolto dell'opera 34 di Schönberg* - dodecafonica ma bella, giuro bellissima, solo un po' angosciante -.
Il domandone è: come la mettiamo coi sogni? Già, perché se i sogni da bambina si sono abbandonati diciamo tra le elementari e le medie, con una consapevolezza della realtà figlia dei troppi telegiornali o peggio della tv pomeridiana, allora molti problemi sono già risolti: a quasi 25 anni sarete già laureati in economia e commercio o in giurisprudenza, pronti per qualche esame di Stato da sostenere, oppure già con un lavoro regolare e con orario fisso, trovato quasi subito dopo le superiori (giusto dopo un breve periodo di pausa per gustare il sapore della libertà post esame di maturità). Beate/i voi.
Io dopo la maturità quella sensazione di aver chiuso un capitolo l'ho avuta ed è stata più liberatoria che mai, me ne sono andata sbattendo la porta ed aprendo i libri che sognavo, così lontani dalla realtà che avevo vissuto e così vicini ai miei sogni di bambina. Sono seguiti tre anni fatti di tante cose, anche di sacrifici, anni che ho amato come si ama qualcosa che si incontra per la prima volta eppure si ha la sensazione di conoscere da sempre. Forse proprio per questo per me la laurea non è stata una liberazione ma una specie di trauma. Nel pieno di un disorientamento che non volevo ammettere ho fatto una scelta che s'avvicinava a qualcosa di razionale ed ho clamorosamente sbagliato. Sono caduta, mi sono rialzata ed ora ho ripreso le fila dei miei sogni: studio ciò che amo e le ore china sui libri pesano meno. Mi addormento spesso senza accorgermene, nel tentativo disperato di studiare quando sono troppo stanca, ma - come mi è stato fatto notare - magari in un futuro, quando avrò realizzato i miei sogni, sarà bello raccontare la fatica fatta per raggiungerli.
Dei miei sogni fuori tempo sono certa di non conoscere ancora tutto, ma alcune cose le so:
  • da bambina, anche se con un disegno poco dettagliato, avevo già chiaro in testa il mio progetto
  • questi sogni hanno bisogno di molta pazienza, che di certo non é la mia dote fondamentale, quindi posso dire che hanno bisogno di davvero tanto impegno
  • la razionalità ferisce i miei sogni, anzi, riapre ferite quasi guarite e ci versa dentro del sale
  • i miei sogni hanno un loro posto, che cresce nei miei pensieri e che necessiterá di molto lavoro e dell'aiuto di persone giuste per essere creato [ma confido anche nella buona riuscita di wuesto spazio concreto]
  • tutti i miei sogni, tutti quanti, anche quelli più "banali" hanno un legame con la materia che ho chiesto di studiare quando ancora non sapevo leggere

È bello pensare che istintivamente avevo già scelto a 5 anni e mezzo, è come se tutto fosse dentro di me, quindi sicuramente avrò le forze per capirlo e realizzarlo.


Sì, i miei sogni sono fuori tempo [non mi trovo bene nelle grandi città che corrono, non amo la confusione ma solo la buona compagnia, adoro "perdere tempo a tavola" e fare un sacco di altre cose "inutili"] ma forse ho capito che conviene assecondarli.



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06 feb 2013

buon compleanno! giochiamo?


Sai cosa c'è? Io i compleanni, i miei compleanni, non li ho mai capiti bene. A volte l'idea mi piace, altre no; ma ad ogni modo, quando arrivo al giorno del mio compleanno generalmente faccio finta di niente. Anche questa volta, per questo compleanno, è successo così: avevo buoni propositi, idee sorridenti ma poi...boh

Stasera però, davanti a una buonissima birra, io e una delle mie più care amiche ci siamo scambiate i ragali di Natale ed è stata una serata in cui il significato della parola serenità è stato davvero chiaro.
Sono in ritardo, ma non importa, non mollo l'idea di farmi un regalo, di iniziare il gioco che avevo in mente per sorridere a questo primo anno del blog, che ha cambiato colori proprio come me, ha cambiato tono, proprio come i miei pensieri.

Il gioco che avevo in mente è un modo per cercare i colori anche nei periodi no: sceglierò un colore al mese e sul finire del mese stesso vedrò cosa è successo tra me e quel colore, quante e quali "cose" avrò trovato di quel determinato colore sul mio cammino?
Un mese, un colore. Quindi 11 mesi da qui alla fine dell'anno, dunque 11 colori. Riuscirò a trovare 11 "cose" ogni mese? Chissà, inizio pian piano, un passo per volta e come sempre i programmi possono cambiare in corso d'opera...come nei giochi dei bambini le regole si creano spontaneamente e vale un po' tutto!

Il colore per questo febbraio è l'arancio, quanti ne troverò?

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04 feb 2013

una domenica tra le strade di casa

Ieri era domenica, ed io, che sto imparando ad affrontare meglio quello che da anni considero il giorno più "inutile" della settimana - e conseguentemente quello speso peggio - mi sono gustata il profumo dei gesti semplici di chi per una vita intera si è sempre preso cura di qualcun'altro, mia nonna. Non so come fossero le strade di questo paesino nel 1932 quando lei è nata, ma dai suoi racconti, sempre lunghi e pieni di divagazioni incredibili, riesco ad immaginare le case, i colori sbiaditi, le scarpe bucate di chi muoveva i suoi passi nel dopoguerra per le strade del posto che è da sempre casa mia.

Scavare nel passato non è un'esigenza chiara, uno di quei bisogni che si manifestano quasi di colpo, magari in risposta a giornate grigie o a momenti senza perché, come ad esempio mi succede quando mi infilo il grembiule e affondo le mani tra uova, latte e farina; scavare nel passato è un'esigenza intrinseca, un bisogno simile a quello che mi ha fatto scoprire e mai più lasciare la musica. Qualcosa che non si spiega, si fa e basta. Anche senza volere, anche se fa soffrire, arrabbiare, piangere.
"La malinconia non è uno stato d'animo" diceva  Guccini, ed io non posso che essere d'accordo. Quando si va alla ricerca del passato, specialmente delle proprie radici, si scopre che la malinconia è semplicemente un gesto, un momento, uno sguardo che resta. Non è triste, come tante volte si tende a descriverla, né tanto meno negativa.

Ieri  ho incontrato la malinconia nello sguardo di mia nonna mentre parlava del significato di oggetti tirati fuori dal fondo di larghi cassetti, una malinconia dolce e sincera, cullata dal tono della sua voce sempre squillante, incrorniciata da un sorriso spontaneo. Ho immaginato i suoi capelli rosso ramato intrecciati, il portamento di mio nonno ancora giovane, mi sono emozionata ascoltando il racconto del loro fidanzamento; ho ascoltato attenta i legami di parentela che mi legano a persone di cui conosco solo il nome,  ho ripercorso il tempo, la storia di queste famiglie di lavoratori instancabili da cui vengo, guidata dal susseguirsi delle parole, fino ad arrivare a ritratti di volti di cui non possediamo nemmeno una fotografia. Ho immaginato la guerra scivolare rapida e terrificante per queste strade a cui sono così affezionata, ho tirato un sospiro di sollievo ad ogni lieto fine; ho dipinto nella mia mente diversi visi, ognuno con un particolare, ognuno con una voce, uno sguardo, un segno che mi permettesse di renderli famigliari, quasi ad arrivare a trovare in me delle somiglianze con alcuni di loro.
Affondo le mie radici in questa famiglia così autentica, piena di storie, piena di perchè, e ne sono felice. Mi piace pensare che ciò che tanto ho amato di mia madre fosse prima in qualcun'altro, che quello spirito libero, quel sorriso, quel carattere, siano nati tra queste strade chissà quanti anni fa e che ora sia io, almeno in piccola parte, a portarli avanti.


La primavera a piccoli passi sta arrivando, ed io la sento già dentro da tempo, una primavera che viene da lontano.

Apro il cuore alla curiosità. Mi sento fortunata.



• CLà •



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30 gen 2013

di giornate grigie di nebbia e di pensieri

I "giorni della merla", che dovrebbero essere i più freddi dell'anno, sono iniziati ieri ed io che del freddo non ne posso più già da mesi (per me spesso anche ottobre è un mese freddo!) sono corsa ai ripari portando a casa un po' di primavera. 



 



Gli effetti positivi dei miei acquisti si sono fatti sentire già oggi, giornata di nebbia, sbalzi d'umore, pensieri confusi e cose da fare/scadenze da rispettare (con ovvie code obbligatorie in uffici vari). Tornata a casa mi sono concessa un thé caldo; devo dire che questa vita perennemente in ritardo mi mette non poca ansia. 
E' iniziato il conto alla rovescia al primo appello d'esame (che poi è in realtà un pre-appello non ufficiale, giusto per togliersi metà programma dall'ammasso di esami che mi toccheranno a giugno-luglio in conseguenza del fatto che tutti i corsi sono annuali), meno di un mese per un programma molto denso.
Ho deciso che Clelia sarà la mia compagna di studio, come si fa a non sorridere alla sua testolina di quel rosso aranciato?!
Piccole stramberie (o "banalità") quotidiane che mi aiuteranno a tirare le fila della confusione che ho in testa e ad uscire da questo lungo inverno.


• CLà •



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24 gen 2013

Smiling Clà - finalmente! -

Con circa un mese di anticipo sulla data del primo compleanno di questo blog, ecco una rivoluzione di colori e una nuova sfida. La rivoluzione è evidente, trovare i giusti colori non è mai semplice ma questi proprio somigliano a ciò che sono ora.

I colori sono ciò che cercherò in questa prima nuova sfida, la sfida con la città che più sembra distante da me ma in cui praticamente ogni giorno mi trovo a vivere le mie giornate...Milano.

In quest'anno i cambiamenti sono stati tanti, di certo ora sono più stanca dell'anno scorso ma anche molto più vicina all'idea che ho di me stessa e quindi di certo maggiormente predisposta a cercare il buono delle cose. La sfida è proprio questa: trovare del buono in Milano. Già l'anno scorso avevo fatto un tentativo di "sdrammatizzare" il mio rapporto pessimo con la città ("Milano:istruzioni per l'uso) ma quest'anno l'approccio è diverso - forse perché la sono io - : non solo sdrammatizzare ma soprattutto osservare il bello e vivere bene nello spazio in cui mi muovo.

Inauguro dunque una nuova sezione del blog "Clà • [lo]V[e]S • Milano" , impegnandomi a tenerla aggiornata e a sorridere a ciò che di bello andrò trovando e...cercando!

Ho altre novità in mente ma...un passo alla volta! Infondo il compleanno non è ancora arrivato, ed io sono magicamente in anticipo con le [auto] sorprese!
Intanto ecco un po' di foto della scorsa settimana, in cui ho iniziato a pensare e a guardare con occhi nuovi.


musica gitana in Corso Vittorio Emanuele

trovare il libro giusto, in formato taccuino, raddrizza anche la giornata più storta.

fuori piove e questa piantina sembra voler entrare dalla finestra. [evviva i colori!]


A presto,

• CLà •






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15 gen 2013

Cuba. sogni e realtà

Tutti i miei sogni, in una maniera o nell'altra, somigliano a Cuba. 
A Cuba la gente è povera e, di fatto, non possiede nulla; ma tutti ti sorridono e la gente si[/ti] somiglia.
Io penso che vivrei così anche se fossi milionaria. E mi piacerebbe anche che tutti potessero permettersi di vivere la mia "normalità".
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30 dic 2012

TAVOLA DELLE SUCCESSIONI ARMONICHE ABITUALI [ovvero come MODULARE dal 2012 al 2013]

  • L'anno, formalmente, inizia a gennaio e finisce a dicembre; si contrappone così al nuovo anno accademico che - da questo 2012 in Conservatorio - inizia a novembre e probabilmente non finisce mai.
  • L'anno (il 2012), formalmente, era iniziato a gennaio scorso; in realtà il 2012 aveva già cominciato ad imporre quella che sarebbe stata la sua "personalità" nel finire del 2011, con almeno tre mesi di anticipo sulla sua data d'inizio convenzionale. 
  • In un anno possono capitare diverse cose, che comunque andranno a costituire un ciclo. [tradotto: chiusa una porta, si apre un portone. Basta saper chiudere la porta con decisione ed aver un po' di pazienza.]
  • In un anno per forza di cose, la serenità non regnerà sempre sovrana (se pensi che tutte le sfighe siano capitate a te, pesa bene le parole e rifletti sul significato di "sfiga"): è comunque compito nostro cercare di liberarsi dei pesi inutili ed evitare di addossarsi le paranoie altrui. Aiutare gli altri non corrisponde a demolire se stessi.
  • In un anno può capitare di cambiare idea, anche spesso, anche non su cose piccole tipo il gusto preferito della pizza. Nel 2012 ho cambiato idea, con fatica, su grandi scelte. Il percorso per crescere e somigliarsi è lungo e richiede impegno, costanza e coerenza [e dura sicuramente più di un solo anno; non ha scadenze].
  • L'anno sembra lungo in alcuni periodi, mentre in altri pare sparire in un attimo: nessuna delle due sensazioni è totalmente veritiera. Ogni momento ha un suo perché, così come ogni dubbio ed anche ogni istante di serenità; bisogna imparare ad osservare ed assaporare.
  • L'anno ha delle scadenze, si va di fretta [anche troppo spesso]; alcune cose non andrebbero mai fatte di fretta. Il 2012 è stato tutta una corsa, iniziata prima del previsto a cui domani, in qualche modo si metterà un punto.

Cogliere l'occasione di alcune ricorrenze da calendario per fare il punto di cosa è andato e cosa no, per dare il giusto peso alle cose, serve e non è banale. Così come serve fantasticare su ciò che sarà il nuovo anno pronto ad iniziare (ora formalmente, ma in realtà anche questo 2013 è già cominciato da un po'!), sia sognando in grande, sia tenendo stretto il buono dell'anno passato per iniziare a disegnare su un bel foglio bianco con tutti i colori più belli.


SAME OLD BLUES
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07 dic 2012

dicembre - natale - paura&delirio/stupore&sorrisi

La sfida natalizia di fare le cose con metodo [che poi per me è una sfida non solo natalizia ma generale].
Oggi è il 7 dicembre, è Sant'Ambrogio e mai mi sono sentita così grata a qualche santo: finalmente un venerdì senza sveglia alle 5.30! Avendo dormito ben tre ore in più del solito, mi sono lanciata nell'impresa di comprare i regali: bardata con mega sciarpa e cappotto sono salita in macchina, borsa corolata a tracolla e via pronta per andare a Piacenza con una lista di nomi in tasta e un'altra di idee per un solo nome.
Forse avrei dovuto capire che la giornata sarebbe stata strana già al mio risveglio, quando la prima cosa a cui ho pensato è stata: "che voglia di strutturalismo (musicale)!"... Ecco, non è da me svegliarmi con voglie del genere: di solito il primo pensiero è la colazione, al massimo il numero di strati da indossare per non avere freddo ma non di certo lo strutturalismo musicale. A volte mi è successo di svegliarmi con una canzone in testa, oppure con una strana volontà di iniziare bene la mattinata ascoltando qualcosa di tipicamente mozartiano, per rilassare i nervi - spesso già tesi, appena aperti gli occhi- , ma oggi no. Dopo la colazione questa voglia ha iniziato a fluttuare e mutare, passando da una cosa all'altra, senza senso preciso: Luigi Nono - Dave Matthews, Luciano Berio - Bach [solo pezzi per violoncello suonati da Yo-Yo Ma], James Taylor.
Sì, avrei dovuto capire che sarebbe stata una giornata strana.

Sono andata a Piacenza, decisa a non essere in Grinch quest'anno. Sto facendo del mio meglio per non odiare dicembre e devo dire che i risultati già un po' si vedono.
Oggi, invece di reagire al freddo polare solo chiedendomi perché ancora io non abbia deciso di trasferirmi a Cuba, sono entrata in un negozio e ho comprato una cuffia di un colore bello ma improponibile-inabbinabile-indescrivibile..che quindi già adoro. Un bel sorriso al nuovo acquisto e, perché no, anche a me col naso rosso.

Ovviamente non ho trovato tutti i regali e su alcuni ho ancora il vuoto in testa ma ho una cuffia nuova e quattro evidenziatori colorati pronti per essere usati. Già, perché dopo esser riuscita a mantenere la calma e il buon umore nel primo giro per regali natalizi, sono tornata a casa sotto la neve, ed ora sono pronta per iniziare a studiare (nonostante il sonno) mentre guardo il balcone imbiancarsi e - colpo di scena - sono quasi stupita come da bambina.

Che strano dicembre, quasi quasi mi piace.


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23 nov 2012

morale della favola

[...] Capì così che non sarebbe stata pronta per la morte, la morte di qualcuno attorno a lei. 
Fino a quel momento aveva pensato di essere "vaccinata" per quell'esperienza, ma la possibilità concreta che tutto diventasse d'un tratto reale fu come uno schiaffo: di nuovo il cuore in gola, di nuovo il senso di inadeguatezza, di nuovo i pensieri tutti perfettamente allineati pronti a "fare ciò che serve" e insieme tutti aggrovigliati, l'odore freddo dell'ansia, il silenzio vuoto del momento prima di sapere.
Così non era stato, nulla era diventato reale. Si era trattato solo di "un brutto spavento" dato da una serie di condizioni e probabilmente da una preoccupazione eccessiva.
Nulla si era trasformato in ciò che lei aveva già conosciuto, o meglio in ciò che lei credeva di conoscere e a cui pensava di essere quasi immune; ma era tutto cambiato.
In un attimo l'ordine delle cose si era frammentato, per tornare solo apparentemente a ciò che in origine sembrava essere un equilibrio. Ora sapeva che non sarebbe stata pronta, nemmeno se fosse stato investito dalla fine del tempo qualcuno che, per forza di cose, per l'età, di tempo non ne aveva davanti molto.
Si sentiva stanca, aveva voglia di piangere ma non era in grado.
Quante cose erano cambiate, quante lo stavano facendo in quell'istante, quante altre ancora l'avrebbero fatto nello scorrere del tempo, degli anni?
Si sentì sola, vulnerabile come non si sentiva da molto ormai. E ne fu felice.
Non era successo nulla, andava tutto bene: era stato come guardarsi per forza allo specchio ed osservarsi senza vergogna.
Aveva ancora paura, sentiva ancora forte il freddo dell'abbandono. Capì che il suo cuore era ancora aperto, non era immune a nulla, era ancora in grado di provare ciò che di più profondo sottende l'animo umano. Si sentì adulta e bambina insieme, donna forse per la prima volta. Mise il pigiama e  s'infilò sotto le coperte, con il suo bagaglio di ricordi, con la gratitudine a chissà chi o cosa per quel sospiro di sollievo tirato poco prima, e con la consapevolezza di poter ancora amare.
Si ripromise, prima di spegnere la luce, di non vergognarsi delle sue sensazioni e di trovare le parole per descriverle, affinché non andassero mai persi dei momenti, si ripromise di non rimandare. [...]
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10 nov 2012

una lunga bella giornata





Non so se si possa far partire un nuovo anno da qualsiasi giorno, ma mi piace pensare di sì.
Più di un anno è passato da un bel viaggio, che era servito a tirare un sospiro, a sciogliere tensioni e    - anche se allora ne ero inconsapevole - a prepararmi a molti mesi intensi.
Oggi a quel viaggio ho sorriso, vicino a me le persone con cui ho passeggiato per Venezia, persone con cui ripartirei anche domani. Attorno a noi sguardi curiosi, sorrisi, e chiacchiere.

mostra fotografica "VENICE" alla libreria BookBank Libri D'altri Tempi
chiacchiere alla mostra











L'autunno - che in certe folate d'aria così acute porta già il profumo d'inverno - oggi è sembrato sorridermi: le strade di Milano illuminate da un sole timido ma sempre presente, la paura e l'ansia combattute con abbracci stretti, la stanchezza cancellata dall'entusiasmo, un momento di condivisione in un posto accogliente e poetico, ancora stanchezza, questa volta cancellata dalla curiosità per un altro "primo giorno di scuola".. aprire un quaderno nuovo, riaccendere l'attenzione e assorbire nuovi stimoli per finire la giornata in bellezza. 


workshop lomography


Non è giusto scrivere solo quando si è tristi, anche se viene più spontaneo. Non è giusto dare peso solo al grigiore di momenti poco chiari. Di questo sono convinta.
Dunque, anche se è tardi, ho sonno e domani sarà l'ultimo sabato da qui a molto tempo in cui potrò godermi una bella dormita (che tanto lunga non sarà, vista l'ora!), sono qui a scrivere per ricordarmi [ricordarci?] che i giorni faticosi, lunghissimi, che lasciano senza energie non per forza sono "giornate no", ma possono anche essere giornate serene, giornate con un lieto fine. 

• E io alle favole ci credo! •



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07 nov 2012

una lunga notte.





Strane sensazioni tutte insieme, che voglio annotare, per ricordare.

 




L'attesa per il conteggio dei voti
















la voglia di giocare, tornando indietro nel tempo, per colorare questa stagione grigia, per ricordare il sapore della cucina nella casa dell'infanzia. la voglia di concretezza e semplicità, di ricette scritte ancora a mano









Il sorriso, un po' impaurito ma molto profondo, di fronte a nuove pagine bianche da riempire. Sono passati dieci anni, mi immaginavo diversa forse... ma oggi penso che infondo sia bello ritrovarmi in me, riconoscere la stessa bambina di una volta, con gli stessi sogni...solo un po' più vicini...






Nel silenzio, nell'aria, c'è un profumo che conosco
Buona notte



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04 nov 2012

come se i [bi]sogni non bastassero mai

Sta per ricominciare tutto, ed io ho voglia di viaggio.
Sto programmando i nuovi ritmi - che saranno per forza di cose frenetici - mettendo tutto l'entusiasmo necessario, tutto quello che questa nuova esperienza così tanto attesa merita.
Ho nuove idee che stanno per nascere, le sento ma ancora non le vedo con chiarezza. Cerco continuamente nuovi stimoli, prendo nuovi impegni da incastrare tra i vari "doveri", che saranno comunque rivolti alla [ri]costruzione di questa nuova me, più vicina alla CLà che vorrei. Il tempo non mi basta e tutto deve ancora iniziare.
Il problema, oggi più chiaro che mai, è che non si è mai fermato niente. E prima ancora di iniziare, sono già stanca.
Ho bisogno di cercare l'autunno in una terra diversa, o di vedere la neve o sentire il freddo acuto, che tanto m'infastidisce ma insieme m'affascina, lontano da qui. Ho bisogno di un vento nuovo, per cercare di capire cosa mi manca. 
Serve una pausa dai soliti ritmi, dai soliti visi, dai "problemi" di tutti i giorni. Serve per regalare al tempo nuovo che mi aspetta un sorriso pieno, vivo, abbinato ad occhi curiosi, e non stanchi come quelli che ho adesso. Un viaggio per il corpo e per la mente, per gli occhi, per la curiosità e, perchè no, per il cuore.

Ora, con questo nuovo bisogno più chiaro, ho un sogno in più da aggiungere alla lista.


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13 set 2012

Mercy.

Non ricordo con precisione la prima volta in cui ho ascoltato Big Whiskey and the GrooGrux King, so che era stato un ascolto curioso ma insieme distratto, difficile direi. Ricordo che il primo pezzo e il secondo dovevano essere uniti e che m'ero detta "ma chi te l'ha fatto fare di dividere le tracce?!". 
Prima di quell'album per me Dave Matthews era un buon musicista con un'ottima band, di gusto raffinato e attento, di cui conoscevo pochi pezzi, di cui riconoscevo la qualità ma non fino infondo. Sarò stata immersa in qualcuno dei miei "periodi" in cui mi perdo in qualche genere o in qualche artista e non riesco a percepire qualcosa di nuovo. Quand'era uscito Big Whiskey and the GrooGrux King ho ascoltato qualche pezzo qua e là, e l'album dopo diversi mesi penso. Un primo ascolto non da pelle d'oca, un periodo "d'incubazione" e poi alcuni ascolti di fila, come piace a me: in macchina, di nuovo in macchina, a casa, a casa di notte, nell'ipod. Benvenuto all'album e benvenuta Dave Matthews Band, allora. Sono andata avanti pezzo per pezzo, per poi mischiarli tutti e rimetterli di nuovo in ordine; sono tornata indietro nel tempo di album in album, di live in live, anche qui per poi mischiare tutto ed arrivare a non poter più fare a meno di nulla. 
La Dave Matthews Band per me è una sensazione particolare, un amore di pelle di cui però non ci si rende conto subito; un amore che toglie il fiato, che fa piangere, con cui si gioisce, una bella libertà. Big Whiskey and the GrooGrux King è stato un sacco di cose, un sacco di momenti, ritagli di tempo e di pensieri, è stato tutto. Ora è un ammasso di ricordi e una fabbrica di idee e novità. 
Big Whiskey and the GrooGrux King è uscito nel 2009, a giugno penso, e dopo tanti ascolti attenti e anche meno "di pancia", potrei fare considerazioni dal punto di vista musicologico che tradotte in termini pratici si sintetizzerebbero dicendo "chapeau". Ma di musicologia proprio non mi va di parlare, non ci riesco; la musicologia non c'entra - o c'entra ben poco, perché il mio lato nerd non posso proprio dimenticarlo del tutto - con la curiosità che avevo [e ho!!!] per questo nuovo album Away From The World. Due giorni fa è uscito ed io avrei voluto averlo subito tra le grinfie ma sto aspettando un sms che m'avviserà dell'arrivo nel negozio di cd più vicino a casa, e infondo devo dire che l'attesa mi piace. So che coi potenti mezzi della tecnica potrei averlo nella versione digitale ma voglio aspettare. 
Così come ho aspettato stasera per avere un momento di calma e ascoltare Mercy, il singolo estratto. Per me il singolo, in genere, già dopo il primo ascolto dell'intero album, non è mai il pezzo preferito quindi le aspettative erano alte ma non troppo, un po' per scetticismo, un po' per non rimanere delusa. Volevo tenere le orecchie tese e il cervello attento, critico, per tutti i 4 minuti e 36 per farmi un'idea come si deve, per quanto possa venir fuori da un primo ascolto. 
Beh, Mercy mi ha fatta piangere. 
L'ho ascoltata tante volte, la sto ascoltando mentre scrivo e dal primo accordo in poi non ho più voluto nè potuto ascoltare con razionalità. Stasera me la godo così. La mia curiosità è più accesa di prima, il mio cuore più vivo e insieme anche più ferito forse, ma va bene così. Se un pezzo può far risvegliare sensazioni, paure, stupore, dubbi e brividi che erano sepolti a fondo, quasi dimenticati, allora ben venga l'ascolto "di pancia".
La giornata di oggi non poteva che concludersi così, con un nuovo capitolo aperto, tutto da scrivere, tutto da ascoltare.
 

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