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10 ott 2013

Aleida.

Aleida era il suo nome.

Aleida non credeva a nulla di quello che le era stato imposto da quand'era bambina: non credeva che fosse obbligatorio mangiare tre volte al giorno, dormire di notte, dare del lei alle persone più adulte o con la cravatta più stretta. Non credeva che bastasse dire dieci Ave Maria per levarsi di dosso i peccati e - a voler ben guardare - non credeva neppure che molti di quelli che si trovava costretta a confessare fossero peccati; non credeva al paradiso e all'inferno, alla possibilità di rivedersi tutti dopo da qualche parte né a quella di vagare nel tempo osservando il proprio passato che si trasforma in presente e futuro. Aleida non credeva a niente.
 
Poi c'era il vento, quella era un'altra storia. Il vento aveva carattere, come lei. E cambiava d'umore. Improvvisamente il vento ribaltava le sorti della natura, sovvertendo l'apparente staticità dello spazio. Il vento somigliava a qualcosa che lei sentiva dentro: all'ansia troppe volte inghiottita dalle maschere quotidiane, alla spinta dei sogni, alla fatica. 
Aleida allora, nelle notti di vento, credeva. Credeva che non fosse tutto così orrendamente logico, che non ci fosse sempre un prima e un dopo, un giusto e uno sbagliato, un sì o un no, un "ora o poi sarà tardi". Alla natura tutto era concesso, a lei bastava farsi cullare dal suono di quella che tutti avrebbero chiamato "tremenda raffica di vento" per trovare la forza di immaginare un altro domani.
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23 nov 2012

morale della favola

[...] Capì così che non sarebbe stata pronta per la morte, la morte di qualcuno attorno a lei. 
Fino a quel momento aveva pensato di essere "vaccinata" per quell'esperienza, ma la possibilità concreta che tutto diventasse d'un tratto reale fu come uno schiaffo: di nuovo il cuore in gola, di nuovo il senso di inadeguatezza, di nuovo i pensieri tutti perfettamente allineati pronti a "fare ciò che serve" e insieme tutti aggrovigliati, l'odore freddo dell'ansia, il silenzio vuoto del momento prima di sapere.
Così non era stato, nulla era diventato reale. Si era trattato solo di "un brutto spavento" dato da una serie di condizioni e probabilmente da una preoccupazione eccessiva.
Nulla si era trasformato in ciò che lei aveva già conosciuto, o meglio in ciò che lei credeva di conoscere e a cui pensava di essere quasi immune; ma era tutto cambiato.
In un attimo l'ordine delle cose si era frammentato, per tornare solo apparentemente a ciò che in origine sembrava essere un equilibrio. Ora sapeva che non sarebbe stata pronta, nemmeno se fosse stato investito dalla fine del tempo qualcuno che, per forza di cose, per l'età, di tempo non ne aveva davanti molto.
Si sentiva stanca, aveva voglia di piangere ma non era in grado.
Quante cose erano cambiate, quante lo stavano facendo in quell'istante, quante altre ancora l'avrebbero fatto nello scorrere del tempo, degli anni?
Si sentì sola, vulnerabile come non si sentiva da molto ormai. E ne fu felice.
Non era successo nulla, andava tutto bene: era stato come guardarsi per forza allo specchio ed osservarsi senza vergogna.
Aveva ancora paura, sentiva ancora forte il freddo dell'abbandono. Capì che il suo cuore era ancora aperto, non era immune a nulla, era ancora in grado di provare ciò che di più profondo sottende l'animo umano. Si sentì adulta e bambina insieme, donna forse per la prima volta. Mise il pigiama e  s'infilò sotto le coperte, con il suo bagaglio di ricordi, con la gratitudine a chissà chi o cosa per quel sospiro di sollievo tirato poco prima, e con la consapevolezza di poter ancora amare.
Si ripromise, prima di spegnere la luce, di non vergognarsi delle sue sensazioni e di trovare le parole per descriverle, affinché non andassero mai persi dei momenti, si ripromise di non rimandare. [...]
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07 nov 2012

una lunga notte.





Strane sensazioni tutte insieme, che voglio annotare, per ricordare.

 




L'attesa per il conteggio dei voti
















la voglia di giocare, tornando indietro nel tempo, per colorare questa stagione grigia, per ricordare il sapore della cucina nella casa dell'infanzia. la voglia di concretezza e semplicità, di ricette scritte ancora a mano









Il sorriso, un po' impaurito ma molto profondo, di fronte a nuove pagine bianche da riempire. Sono passati dieci anni, mi immaginavo diversa forse... ma oggi penso che infondo sia bello ritrovarmi in me, riconoscere la stessa bambina di una volta, con gli stessi sogni...solo un po' più vicini...






Nel silenzio, nell'aria, c'è un profumo che conosco
Buona notte



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10 set 2012

Settembre: fuori tempo/fuori dal tempo

Essere fuori tempo e fuori dal tempo è un bel disagio; ci sono diversi modi per accorgersene.

Si è fuori tempo quando non si riesce a dormire quando è ora, e quindi nemmeno a sentire la sveglia di mattina. 

Si è fuori dal tempo quando si ha un mal di collo che prende il via e va giù per tutta la schiena, e il calendario biologico conta solo 24 anni. 

Si è fuori tempo quando ci si sveglia verso le dieci di sera e si sente il bisogno di fare un salto alla coop per prendere gli ingredienti mancanti per la ricetta che si ha in mente. [Ovviamente si è fuori tempo anche quando si va alla coop in pieno giorno dimenticando che il burro si scioglie nel tragitto dalla coop a casa se ci si mettono in mezzo almeno cinque tappe da qualche altra parte]

Si è fuori dal tempo quando gli anni che si compiono sono meno di trenta e i capelli bianchi sono più del numero indicato sulle candeline.

Si è fuori tempo quando quotidianamente si legge un romanzo in cui il protagonista è Sostakovic per una mezzoretta che normalmente va dalle 2.30 alle 3 di notte e non si riesce ad andare avanti perché gli occhi si incrociano, a causa del fatto che - visto che si è fuori dal tempo - buona parte della giornata la si è passata a scrivere/leggere pagine e pagine che parlano di musica di qualche secolo fa.

Si è fuori tempo quando ogni settimana "è già lunedì" e poi "è già sabato".

Si è fuori dal tempo quando si sogna in disordine e poi si passano serate intere serate a cercare di dare un ordine a tutto quanto per poi capire che un ordine non c'è, perché come i bambini si sogna come capita.



Settembre è iniziato da un po', "è il mese del ripensamento sugli anni e sull'età" e in questo proprio non si smentisce mai. Per me l'anno nuovo, emotivamente, è sempre iniziato a settembre; chissà se quest'anno, visto che sono così fuori tempo e dal tempo sarà lo stesso. Io un po' lo spero, è stato un anno lungo dallo scorso settembre, quindi incrocio le dita per questo nuovo inizio, perché i ripensamenti portino qualcosa di buono; di idee e sogni ce ne sono, bisogna trovare la via giusta.

Benvenuto Settembre.
 
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18 ago 2012

buon compleanno a me [ebbene sì, lo è stato!]

Un buon compleanno è come i miei dolci, la ricetta un po' la si sa, un po' la si inventa e un po' viene per caso. 
Ecco, quest'anno è funzionato tutto molto bene, quindi riporto la ricetta per un bel compleanno:
  • sfruttare tutte le ore della giornata, che parte dalla mezzanotte del giorno precedente e finisce alla mezzanotte del successivo, quindi stappare la prima bottiglia alle 00.00 del 16 agosto e finire l'ultimo bicchiere [ovviamente non della stessa bottiglia!] dopo le 00.00 del 17 agosto
  • trovarsi in un posto in cui ci si senta a proprio agio, con persone a loro volta serene nel trovarsi lì
  • non risparmiarsi abbracci e risate
  • spegnere la prima candelina con lo scoccare della mezzanotte e riaccenderla finchè non si esauriscono tutti i desideri da esprimere
  • sorridere al presente 
  • sorridere al passato
  • scartare i regali con la curiosità dei bambini
  • sognare, stupirsi, entusiasmarsi
  • andare a letto tardi
  • svegliarsi tardi
  • seguire i propri ritmi e non sentirsi in colpa per aver passato una giornata senza obblighi/impegni
  • cucinare dolci [e non] inventando ricette 
  • giocare coi colori e con la luce
  • innamorarsi
  • ascoltare il silenzio
  • accettarsi
  • guardare le stelle ed esprimere gli stessi desideri della sera prima
  • sognare, stupirsi, entusiasmarsi per una candelina inaspettata
  • sorridere anche alle proprie paure, accettandole 
  • non avere paura
  • rilassarsi
  • riconoscere la felicità e sorriderle

NB: alcuni ingredienti - in corsivo -sono la ricetta ideale per creare delle belle giornate!  
 

Iniziano i 24 anni, tanti auguri a me! :)

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16 ago 2012

buon NON compleanno a me.

Facciamola breve: sono le 2.38 di notte, quindi è già il 16 agosto e domani a quest'ora avrò già compiuto 24 anni. [Sì, in realtà sono nata alle 9.10 del mattino ma poco conta..dopo la mezzanotte è già il giorno dopo, dunque...] 
Oggi così sembra essere l'ultimo giorno di questi miei 23 anni. Che dire? Bel casino. 
Compio 24 anni e ancora non ho capito bene che scelte fare, dove andare, cosa voglio diventare [ecc], mentre un sacco di gente della mia età sa un sacco di cose, senza forse nemmeno troppi perché.
 
Mi voglio ricordare alcune cose di quest'ultimo giorno da ventitreenne:
  •  sono le 2.42 di notte, quindi vuol dire che so ancora tirare tardi e che le cose si sistemano
  •  la mia mente è piena di dubbi, ma la strada di casa riesce ancora a cullare i miei sogni, quindi vuol dire che c'è ancora spazio per le speranze
  •  il mio cuore è curioso, la mia anima fragile, il mio sguardo sincero, quindi vuol dire che ho qualcosa da scoprire e qualcuno da vivere

Mi voglio ricordare alcune cose di quest'ultimo giorno da ventitreenne che è iniziato da poco e che s'apre con la notte: la più importante è che più che la paura di sbagliare di nuovo tutto, più che l'angoscia per un anno finito, più che l'amarezza per gli obiettivi che compiono ormai dieci anni e hanno così cambiato volto, c'è la sensazione speciale che ho addosso sapendo di aver imparato di nuovo da poco e proprio in quest'anno da ventitreenne a sognare ad occhi chiusi, ancora sveglia a letto, fino all'attimo prima di addormentarmi. [ e la consapevolezza che per fortuna non l'ho imparato da sola - forse non sarebbe stato possibile - ]

Buon non compleanno a me.
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05 lug 2012

la buona notte

[...] Le accarezzò il viso e le disse che finché le fosse stata vicino non avrebbe dovuto preoccuparsi; quello che non le disse è che presto non ci sarebbe più stata nessuna buona notte e che non sarebbe più stato possibile dividere le ansie e cancellare le paure.

E così era stato. La buona notte era sempre il momento peggiore, perché una stanza buia può sembrare tanto stretta da soffocare, ma anche enorme e desolata, come il vuoto dentro.
Non c'era più niente da dire. C'era solo da fare, fare, fare.
Si viveva così, e si poteva anche dirsi soddisfatti - a rigor di logica - del lavoro compiuto, dopo così tanto tempo.

Ma la notte faceva ancora paura, e non c'era più nessuno a cui spiegarlo. [...]


http://youtu.be/sweetbabyjames
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13 giu 2012

[CambioColoriClà]

Ho cambiato colori. 

E' come mettere un disco nuovo e imbustare il vecchio 33 giri. 
E' come mettere la puntina sul primo solco del vinile e prendersi il tempo per ascoltare. 

C'è tutta una musica che ancora non conosco dentro di me. Ho messo il nuovo disco, spostato la puntina e sono pronta per prendermi il mio tempo, per ascoltare.

Ho cambiato colori per ascoltare [ed ascoltarmi] meglio, per gustarmi il tempo, per dare spazio al presente.

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29 apr 2012

[ ELENCO #1 ] in una giornata difficile

A - apatica
B - beige
C - Claudia
D - demoralizzata
E - eclettica
F - fiacca
G - grigia
H - (heavy)
I - inflessibile
L - lenta
M - mediocre
N - negativa
O - originale
P - paranoica
Q - quadrata
S - sola
T - tenera
U - utopista
V - vuota
Z - zeppa
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11 apr 2012

il profumo dei sogni

Ciò che mi manca di più è ciò che non so. Ciò che c'avvicina, ciò che mi incuriosisce, è ciò che non hai potuto spiegarmi chiaramente. Ciò che c'è sfuggito, ciò che ci divide, è quello che vorrei chiederti. 

Se potessi, ti domanderei di raccontarmi una storia. Vorrei sapere i tuoi sogni, se anche a te hanno dato lo stesso tormento che sento io, se hai avuto paura di non realizzarli, di non essere alla loro altezza. Mi chiedo se hai passato notti insonni a pensare, se hai avuto paura di avere un sogno in mano e di stringerlo troppo a te, o di sorridergli. So per certo che i tuoi desideri sono cambiati negli anni, che le stagioni si sono fatte più grigie e le giornate più brevi, ma quando la spontaneità e la leggerezza erano parte di te - ed io so che lo erano - su cosa fantasticavi? Con chi ti confidavi? Chi custodisce ciò che io non so?  Il tempo c'è sfuggito di mano e le storie posso solo immaginarle ora.

Ci voleva una doccia bollente a primavera per capire che mi manca poter fare domande. Ci voleva una doccia bollente a primavera per capire che il profumo che ogni tanto sento prima di dormire è tuo e somiglia tanto a quello dei miei sogni.
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22 mar 2012

un incontro

Le parlo e vedo nei suoi occhi una malinconia che è così profonda da non appartenere al tempo.
L'ascolto mentre la sua voce stenta ad uscire, interrotta dalle lacrime che scivolano sulle guance pallide, e strisciano lentamente, quasi a tagliarle. 
Con fatica racconta cosa l'ha portata fino a qui, cosa nasconde dietro al suo sorriso o nel suo modo di gesticolare, così spontaneo. Il suo è un percorso in salita e da come parla sembra di capire che non vede ancora la cima: racconta che a volte crede d'aver smarrito il sentiero e teme di perdersi.
Sembra una donna, per l'intensità dello sguardo, la profondità dei gesti e la scelta meticolosa delle parole, ma è rannicchiata come una bambina impaurita, la sua voce trema. 
Usa la penna con fare a volte nervoso, a volte sognante: la preme sul foglio ed immediatamente dopo si lascia trasportare, con un tratto leggero. 
Se parlare non le riesce semplice, nello scrivere invece trova il modo più vero per esprimersi, la maniera più chiara per spiegarsi:


China, sacrificata come una pianta
piegata al volere del vento 
aspetto che la tempesta passi.

Radici a terra
rughe marcate:
anziana signora
perchè resisti?

Respiro profondo
sguardo al cielo
sfida ai colori,
inno alla rinascita

Di nuovo la primavera.




Sul foglio schizzi di disegni mancati, senza alcuna tecnica. Ha imparato a cercare le parole ascoltandole, così come sta cercando di imparare a cercare sé stessa ascoltandosi.

Le parlo e vedo nei suoi occhi una malinconia densa: ha la pelle arrossata dalle lacrime asciugate dal vento. 
La guardo, ora senza parlare. 

Ha chiuso gli occhi e nel sonno è di nuovo una bambina indifesa, ancora non sa d'esser già donna.



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18 mar 2012

Ricetta di San Patrizio

Metti tutto in una scatola: il passato, il presente e i sogni. 
Chiudi il coperchio e scuoti per bene, magari immagina una musica mentre lo fai, per rendere tutto più allegro.
Poi apri la scatola e vedi cos'è successo. 
Forse avrai un passato in disordine, un presente scomposto e i sogni da sistemare ma magari, avendo mischiato tutto, risulterà un insieme a cui fare un sorriso. 
Ingredienti complessi per sensazioni sempilici: il passato per la tenerezza, il presente per la serenità e il futuro per la curiosità.
D'altronde si sa, se si è affamati non si riesce a prendere sonno ed io stasera mi sono nutrita di emozioni... sono pronta per farmi cullare dalla notte.


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02 mar 2012

"la notte sta morendo ed è cretino cercare di fermare le lacrime ridendo"

La gente se ne va, le persone se ne vanno. Dire persone mi fa sentire più vicina a ciò che voglio esprimere. 
Ogni persona ha un suo bagaglio, che costruisce nel tempo, per poi prenderlo e andarsene. Ogni bagaglio perde pezzi, così quando qualcuno se ne va lascia sempre qualcosa in giro. Se chi se n'è andato non occupava tanto spazio, in genere anche ciò che perde dal suo bagaglio non è ingombrante; altre volte non basterebbe un baule per custodire ciò che chi parte lascia.

Se guardo al mio animo di bambina, allora dico che le persone che se ne vanno lo fanno perché devono, perché è il momento giusto. 
E poi non se ne vanno mai davvero.
Questo vorrei che mi fosse stato detto. 
Vorrei che mi fosse stato spiegato - o forse vorrei poterlo spiegare a mia volta, e magari è proprio per questo che scrivo - che tante persone s'incontrano ma saranno poche quelle che percorreranno una lunga strada insieme. Vorrei che mi fosse stato detto che crescere vuol dire saper tenere la mano di chi si vuole accanto ma anche lasciare andare chi lì non può più stare; che è giusto gustare i momenti e sognare, ma non illudersi; che l'abilità più importante sta nel creare un bagaglio nostro e nel riuscire a vedere ciò che gli altri "dimenticano" quando cambiano strada. Bisogna saper prendersi cura di ciò che viene lasciato, mischiarlo sapientemente al nostro carico, fargli spazio tra ciò che abbiamo, magari lasciando a nostra volta qualcosa in giro.
La vera sfida è sorridere ai profumi antichi, ai luoghi dell'infanzia, alle voci e ai suoni così chiari quando si chiudono gli occhi, senza sentirsi troppo male.
Vorrei che mi fosse stato spiegato, sin da bambina, che i sogni partono dal presente. S'appoggiano ai ricordi ma non vivono nel passato, spingono al futuro ma cominciano già nel momento in cui nascono, partono dal presente.

Se guardo al mio animo di bambina, sento che le riflessioni più mature non sono poi così lontane dai miei sentimenti più spontanei. Le paure sono simili quando si è bambini e quando si è adulti, solo che più va avanti il tempo e più si tende a vergognarsene, inspiegabilmente. Forse la saggezza è un po' come i sogni,
è più semplice di quanto non si pensi e spesso sfuma nel tempo. 

Così vorrei che mi fosse stato detto che la gente se ne va, le persone se ne vanno, lasciano un po' d'amaro ma creano per chi resta un nuovo presente da cui ripartire.




* il titolo del post è parte di una canzone che m'accompagna spesso la notte; questa notte in ricordo di Lucio Dalla.
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01 mar 2012

in my girlish days

Quanto pesano i sogni?
Parlo di un peso quasi fisico, reale, come un masso che preme sul petto o forse più come una grande pietra che blocca una porta che potrebbe spalancarsi verso non so cosa.
Quanto lavoro sta dietro a un sogno? 
I sogni assorbono tutto! Gli occhi restano aperti fino a tarda notte, la mente in movimento vaga in maniera disordinata alla ricerca della soluzione giusta per chissà poi cosa. Le persone disordinate come me nelle cose concrete, le persone che come me più hanno spazio più tendono ad occuparne, forse possono capire meglio cosa intendo: il pensiero rivolto al sogno agisce esattemente allo stesso modo di tutti gli oggetti che incomprensibilmente si spargono ovunque. Tante volte - forse ancor di più nell'ultimo periodo - avrei voluto spiegare ad altri come mi sento quando non riesco a smettere di pensare, perchè quando dico "non dormo perché non riesco a smettere di pensare" tutti mi guardano straniti - d'altronde, come dargli torto? -
Per spiegare una cosa così complessa serve un esempio semplice
, è l'unica soluzione: la mia mente somiglia alla mia scrivania; traduzione: c'è un enorme casino, a più strati e in ognuno di questi strati ci sono un sacco di cose che m'interessano.
Se dovessi mettermi a riordinare troverei più o meno gli elementi che abitano i miei pensieri: foto, ritagli di momenti passati, libri, libri, libri e tante vecchie canzoni (che contengono a loro volta chissà quanti e quali sogni!). Ci sono poi un sacco di fogli, alcuni scritti altri - tanti - ancora bianchi: significa che c'è ancora un sacco di spazio!
Di certo chi sogna molto dorme poco, questo è punto fermo. Da qualche parte bisogna partire, darsi qualche certezza. Magari a 23 anni qualcosa di più solido non sarebbe male...
Io però, per adesso so solo che è arrivato marzo, ho accumulato un sacco di libri - ovviamente ne sto leggendo più di uno per volta - , le giornate di sole come sempre mi emozionano e i colori del mattino presto mi stupiscono. Nel lungo inverno che è ormai alle spalle ho fatto un bel po' di confusione ed ora mi ritrovo a spolverare vecchi progetti che sembrano nuovi, ma hanno quel profumo che già conosco e mi dà un po' di sicurezza - non troppa però! - . 
I sogni sono molto pesanti e comportano molto lavoro, quanto non so dirlo. Così come non so quante notti ho passato sveglia a pensare, quanti viaggi a scrivere, quante lacrime versate, quante paure vissute. Ma cosa importa?
Io so solo che è marzo, che ho bisogno di qualche piccola certezza per tenermi in piedi e come  sempre la cerco negli "oggetti" che stanno da chissà quando alla base della "scrivania" e forse, paradossalmente, sono quelli più fragili.
Vecchie abitudini [ o meglio vecchie necessità ] indispensabili per attraversare questi miei "giorni di ragazza".

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10 feb 2012

buona notte

[...] "Chiudi gli occhi, stanotte forse nevicherà ed tuoi sogni saranno belli e leggeri. io sono qui, vicino a te."

Chiuse gli occhi perchè non poteva far altro che fidarsi, il suo profumo rendeva la stanza un luogo tranquillo.

La mattina dopo si svegliò, la stanza non era più la stessa ma aveva ancora quel profumo;  quella buona notte così dolce, così rassicurante le era rimasta sulla pelle. La mattina dopo si svegliò ed era sola, aveva imparato da tempo a  cavarsela per conto proprio, ma ogni mattina era di nuovo quella mattina, la prima, da sola.

Anche quella sera spense la luce, aveva bisogno di un consiglio e sperava di trovarlo chiudendo gli occhi, nelle ore che la separavano da un nuovo mattino. Spense la luce con un po' di sospetto, con un po' di paura, ma quel profumo rendeva - ancora - tutto più tranquillo, il tempo non contava. [...]
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06 feb 2012

il fondo di una bottiglia di vino.





il fondo di una bottiglia di vino rivela sorrisi particolari.
il fondo di una bottiglia di vino è uno specchio meno cattivo - e più sincero - dello specchio in cui mi rivedo ogni giorno.
il fondo di una bottiglia di vino in una notte come questa è il respiro d'un'aria nuova, il blu d'una notte profonda e il sorriso ad un'avventura da scoprire.
il fondo d'una bottiglia di vino è ed è sempre stato l'inizio di una nuova me. 
nel fondo di una bottiglia di vino ci sono i ricordi lontani, i sorrisi persi, le amicizie d'infanzia - perse - , i sapori di casa, i ricordi d'una vita, che profumano ancora di presente. 
nel fondo di una bottiglia di vino c'è la notte che non fa più paura, il passato a cui sorridere; ci sono le questioni in sospeso a cui non serve una risposta,ma solo il tempo. 
il fondo di una bottiglia di vino è questa punteggiatura sbagliata, il mio diario nella borsa, la biro che non va, il libro appena iniziato e il libro da scrivere, da sempre nella mia mente.
il fondo di una bottiglia di vino è la morte e la rinascita,la paura e i sorrisi,la spontaneità e la saggezza.
il fondo di questa bottiglia di vino è un sorriso alla notte passata, semplice e sincera. in cui sembra - per un attimo - tutto più chiaro.



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