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08 apr 2013

• morale della favola/2 •

Morale della favola: questo 2013 è proprio strano.
Non so ancora bene a cosa "serva" di preciso  questo blog [ancora?!]; oggi però mi serve per mettere i pensieri in fila.
Ho una lavagnetta in camera, con diversi pennarelli colorati, che avrebbe proprio questo compito di racchiudere/riordinare i pensieri, ma ora è occupata dalla lista delle cose da portare con me a Parigi che ancora non riesco a cancellare [ebbene sì, il mio lato romantico esiste ancora].
Queste vacanze di Pasqua mi vedono  più stanca di prima: una vacanza per chi non è abituato può essere traumatica! Appena tornata ho dovuto incastrare impegni e pensieri in poco tempo;  le mie amiche se ne vanno, ognuna verso la sua avventura, e le novità prendono il loro spazio. 
Tornare a Milano la scorsa settimana è stato stancante ma mi ha anche dato nuovi spunti; nonostante sia un periodo di crisi latente per tempi che non so gestire, a volte vengo travolta da un'energia nuova.
Ho preso parte ad un progetto legato al Conservatorio e ad altri ragazzi che come me mettono entusiasmo in ciò che fanno, cosa di cui sono entusiasta: l'idea deve crescere e prender meglio forma ma sono certa che ci darà soddisfazioni [spero infatti di fare il punto dei prossimi passi proprio scrivendo alcune righe!].

Microstagione - lavori in corso

Ieri sera ho finito di leggere il mio primo ebook. Avevo ceduto alla tentazione di provare ad essere una donna davvero tecnologica perché nei tempi in morti in metro l'ipad è sempre con me, quindi ho cercato di ottimizzare spazi e peso comprando online "Stoner" di John Edward Williams. Un romanzo stupefacente: una storia semplice, di una vita normale. Una storia di passione per lo studio, di silenzi e disagi in una famiglia, di cambiamenti, di una passione andata persa a causa del mondo attorno, una storia di abitudini e di abbracci mancati, e di una malattia. Una storia semplice in cui lo scrittore riesce a farci entrare, che diventa per questo una storia di cui non riusciamo a non sapere i prossimi istanti. Consigliatissimo, insomma.

Ora le domande sono: quale sarà il nuovo romanzo che mi terrà compagnia tra le altre "mille letture obbligate"? E, soprattutto, riuscirò ancora a scegliere la soluzione più pratica -ebook- senza cedere al romanticismo del profumo della carta?

Sono stretta però tra decisioni per me affatto semplici, riguardano come sempre la musica e la gestione del tempo, che da quando ho questi ritmi stretti tra Milano e casa, mi sembra scivolare via ad una velocità impressionante. Vedremo cosa mi porterà questa primavera!


                                                                                                                                        • Clà •

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21 mar 2013

giornata mondiale della Poesia

Oggi è la giornata mondiale della Poesia.  [ unesco - gm della poesia ]

Non so dire da quanto tempo non scriva sul blog, nè tanto meno da quanto io non scriva una "poesia" - sicuramete molto di più - .
A volte è buona cosa non scrivere, altre volte il tempo mi inghiotte e non so ritaglirne un po' solo per me - e questo è un errore - .
Oggi è stata una giornata troppo piena, in cui avevo troppo sonno ed in cui ho vissuto troppi sbalzi d'umore. Non avevo in tasca i soldi per regalarmi un libro oggi, un libro di Poesia, ma mi è capitato di vivere momenti per me molto poetici.
Oggi c'era il sole e Milano, tra una lezione e l'altra, mi ha sorriso. Appena arrivata in città, ancora nei corridoi della metro, ho incontrato un gruppo di musicisti orientali intenti ad ascolare musica russa da uno smartphone, affascinati e determinati a riproporla; la loro espressione mi ha davvero rapita. 
La musica poi mi ha cullata in ogni pausa, sorprendendomi, facendomi innamorare e lasciandomi il giusto tempo per pensare e sognare. 





Benvenuta alla primavera e grazie a questa giornata, in cui ho capito che la musica va molto al di là delle sensazioni, ma anche della disciplina.



Per quanto riguarda la Poesia [nel senso "stretto" della parola], stasera mi farò cullare da Walt Whitman. [ Foglie d'erba - Whitman ]
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10 feb 2012

un libro per incontrarsi.

Ci sono momenti in cui penso - forse addirittura sento, ma ora mi va di dare più importanza al pensiero, per avere maggiore sicurezza - che la cultura mi salverà. La cultura potrebbe salvare tutti da tutto questo. E da tutto il resto.

Penso di non essere ancora riuscita a scambiare i libri con gli ebooks perché non mi sento ancora pronta a rinunciare al profumo delle pagine, al rumore della carta; magari è proprio questo che mi porta ad avere una specie di attaccamento quasi morboso ai miei quaderni, alle biro, ai libri stessi - specialmente ad alcuni - .
Il percorso di avvicinamento al libro è di diversi tipi, è un vero e proprio incontro, a cui segue una conoscenza.
Forse proprio per questo penso che la cultura ci potrebbe salvare, perché è un confronto, presuppone una specie di scambio, come nei rapporti umani. 

Alcuni testi s'incontrano per un passaparola, a volte per caso, per curiosità: è in queste situazioni che trovo fondamentale il profumo del libro, il suo aspetto, i colori della copertina, magari anche lo spessore del volume. S'incontra il libro, si guarda, se ne sceglie uno tra scaffali interi magari solo per il colpo d'occhio - spesso così s'incontrano autori nuovi! - poi c'è una sorta di conoscenza che si spinge poco più in là della superficialità: un'occhiata al carattere tipografico, prima la copertina e poi l'interno, qualche secondo con il libro tra le mani e poi si sceglie: sì o no.
Un libro nuovo è un rischio, è mettersi in gioco: spesso può portare a un cambiamento di noi stessi, sicuramente farà pensare. Di certo anche il libro meno azzeccato porta a riflettere: perché ho perseverato nella lettura fino all'ultima parola dell'ultima pagina - che regolamente sembra sempre più lontana- , quando infondo ho capito da subito che non era il libro giusto? Oppure: perché abbandono la lettura? Non sono abbastanza costante, sono troppo fragile per arrivare alla fine di quello che è un "impegno" preso nei confronti di tutte queste parole in fila?

Altre volte invece, i libri s'incontrano per delle circostanze: vengono imposti. Sin da bambini incontriamo libri:  dalle favole, dalle scuole elementari, fino ad arrivare alle superiori e all'università. Spesso sono tomi che sembrano davvero enormi, inaffrontabili che però vanno letti e portati alla fine. E' un approccio più duro, apparentemente meno libero ma anche questo porta a una conoscenza di noi stessi, porta sicuramente a capire i nostri gusti, a volte anche a fare delle scelte. 

Comunque si incontrino, dovunque si leggano, i libri sono stimoli: colorano le città grige, fanno sognare cose irreali ma anche altre realizzabili, permettono di sentirsi meno a disagio, a volte fanno predere coscienza di strade nuove, più vicine al nostro modo di essere.
Ci sono momenti in cui penso che la cultura mi salverà, perché quando mi sento davvero fragile mi fa sentire un po' più forte. In questi momenti sorrido, lo faccio grazie a un libro. 
Riparto da dov'ero rimasta, riparto da me.
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