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21 nov 2013

Aleida e la Storia


Aleida era affascinata dalla storia. 
Affogava il silenzio della sera in un ampio calice da vino rosso, sempre mezzo vuoto: tre dita di vino le duravano una sera. "Mai versarsi più di tre dita di vino" le avevano sempre detto, insegnandole quello che avrebbe dovuto fare una donna; in realtà Aleida avrebbe dovuto apprendere che una donna non dovrebbe mai farsi versare più di tre dita di vino, ma questa era un'altra questione. Sorseggiava quel porpora profondo spesso seduta accanto alla sua gatta, che ogni tanto si svegliava a causa del fruscio - probabilmente a suo parere pungente e acido - delle pagine del libro voltate l'una dopo l'altra.
Non le importava se si trattasse di avvenimenti che avevano segnato il tempo per interi Paesi oppure di piccoli passi nella vita di un solo uomo, era lo scandire del tempo, l'avvicendarsi dei fatti ad affascinarla. Immergeva lo sguardo in quelle pagine con la stessa meraviglia con cui annusava il profumo del vino.
 

Un insieme di se si creava nella sua mente ed andava a disegnare mondi diversi, storie diverse per lei, per il suo passato, presente e futuro. Se fossi stata figlia di altri genitori, se non avessi mai camminato a piedi scalzi nei prati nelle sere d’estate, se non avessi mai ricevuto in regalo un fiore di campo o una pannocchia, se nel mio paese non ci fosse l’inverno freddo, se non avessi mai visto la neve; se fossi nata prima, se avessi visto la guerra o la rivoluzione…
Avrebbe potuto continuare per ore, ad ogni se una storia, tante possibilità.
Appena si svegliava da quel lungo viaggio immaginario senza limiti di tempo e spazio, spesso il vino era finito e anche alla notte non restava molto da vivere.
Era quasi l’alba di un nuovo giorno, di una storia ancora da costruire.
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