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03 gen 2014

primo gennaio - #authenticlife1

L'idea di iniziare il mio primo 52weeksproject  mi è venuta il primo gennaio [giusto in tempo!] grazie a un momento trascorso con mia nonna.
Ho la fortuna di avere ancora entrambe le nonne, due donne molto diverse tra loro ma che da anni condividono un particolare rapporto di amicizia; dico particolare perché mi sembra sempre incredibile come due persone con caratteri diametralmente opposti possano andare d'accordo.

Una delle due nonne abita proprio sotto di me e con lei non ho un rapporto idilliaco; ci vediamo ovviamente spesso - praticamente ogni giorno - e fatichiamo a condividere in maniera genuina i momenti: entrambe abbiamo un carattere molto forte e probabilmente è proprio questo che ci porta a scontrarci.
Alla fine del 2013 mi sono iscritta a un corso di maglia e mia nonna, appena appreso la notizia - dopo la fine delle lezioni -, ne è rimasta colpita. Inutile dire che lei, come la maggior parte delle signore della sua età, è una maestra nel lavoro a maglia e così è nata l'occasione per passare più tempo seduta sul suo divano ad ascoltare ciò che aveva da dirmi a riguardo. Ne sono nate conversazioni davvero interessanti, in cui più che sul lavoro a maglia ho scoperto cose sulla vita di mia nonna, sulle consuetudini della sua giovinezza, sul freddo d'inverno in campagna, sulla profonda povertà in cui ha sempre vissuto ma in cui è riuscita a crescere mio padre con dignità. 
Uno degli oggetti che ha superato indenne i numerosi traslochi da una cascina all'altra (mio nonno era contadino) è stata una macchina da cucire, che la nonna aveva comprato nell'anno della nascita di mio padre, il 1957; non potendo permettersi di acquistarla nuova, ne prese una degli anni '40, già usata. La conserva ancora gelosamente e perfettamente funzionante (ha solo un piccolo problema alle cinghie facilmente risolvibile).

Con i suoi modi un po' burberi la nonna me l'ha fatta provare e, benché lei non si sbilanci mai in esplicite dichiarazioni di felicità o soddisfazione, ho letto nei suoi occhi e sentito nel suo abbraccio una senzazione di gioia. Questo è il primo momento di vita autentica dell'anno, un momento che parte da un rapporto difficile che forse, in qualche modo, a piccoli passi, può migliorare.




                                                                                                                                      • CLà •



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04 ago 2013

una domenica d'agosto

I vicini che parlano ad alta voce di viaggi al sud e ritorni al nord, in settembre, un settembre in cui "al nord è già pieno inverno".
Il silenzio dentro casa, del riposo meritato di chi ha troppi mesi - e anni - di lavoro sulle spalle.
Un girasole mi guarda, osserva il giornale sul tavolo, vicino ai libri e ad alcune partiture, non ancora sistemate dopo quest'anno che sembra infinito.
L'estate è inoltrata ed io forse ancora non me ne sono accorta, oppure la sento già agli sgoccioli, chissà. Divido questa mattina tra il piacere e il lavoro, attendo la serata tra pause che cercano di nascondere alcune ansie che si presentano in anticipo sulla tabella di marcia.
Sogno piccoli spazi, tempo, che serviranno a costruire un po' di serenità.

Presto sarà ora di pranzo, in questo paese che mi culla, da cui a volte vorrei scappare ma da cui alla fine mi lascio abbracciare con piacere.

E' una domenica d'agosto, il mio compleanno si avvicina.


                                                                                                                                               • Clà •
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27 giu 2013

- tra le righe -

A ...
Via T... 36
29010, Sarmato

"...siamo qualcosa che non resta,
frasi vuote nella testa,
e il cuore di simboli pieno..."

Cara ...
noi ci conosciamo, abito vicino a quella che tu hai chiamato casa, ma visto che ormai è passato tanto tempo dall'ultima volta in cui ci siamo incontrate cercherò di fare un po' il punto della situazione.

Sono alta poco (davvero poco)  più  di allora, i miei occhi sono ancora gli stessi; del mio viso i capelli sono sostanzialmente cambiati, ora li ho lunghi fino a metà schiena e sono così tanti da non riuscire mai ad asciugarli del tutto - in questo noi ci somigliamo, anche se io non t'ho mai vista coi capelli lunghi -.
Mi mangio ancora le unghie e sto perennemente cercando di smettere, anche in questo nulla è cambiato, così come nella posizione delle mie spalle, ancora lievemente storte.
Mi vesto in maniera molto diversa ora: porto le gonne che prima detestavo e a volte addirittura i tacchi, ma non ho smesso di preferire i vestiti piú semplici, quelli con cui ci si può sedere nell'erba senza problemi.
Ho avuto diverse passioni, ma solo una davvero stabile: è quella che mi porto dietro da sempre, così quando è stato il momento di scegliere (già,perchè in tutto questo tempo in cui non ci siamo viste, di scelte da fare ce ne sono state diverse) è bastato fare un respiro profondo per decidere da che parte andare. Tante persone mi hanno aiutata, alcune ti sono famigliari, altre invece non le conosci per niente; indipendentemente da questo diversi volti hanno avuto molto peso per me in questi dieci lunghi o brevi anni. Devo aver sviluppato anch'io la capacità di dare una mano a chi mi sta attorno, è una lezione che avevo ben chiara anche quando ci siamo salutate quella di tenere conto degli altri,  e così ho cercato di fare. Ho ricucito strappi, inghiottito rospi, smussato angoli e maturato molta pazienza (che agli occhi degli altri non risulta evidente ma so che tu ci avresti scommesso su questo mia virtù, ed avresti avuto ragione). Si direbbe che sono maturata, e forse è così, ma ho le stesse paure di quando tu mi conoscevi, solo di sfumature leggermente differenti. La consapevolezza di me, dei miei sogni e delle piccole cose della vita è migliorata ed ora a volte riesco a sorridermi.
Non ho fatto tutto da sola, ci sono alcune persone che vorrei presentarti, tenendole per mano una per una e raccontandoti come in ogni piccola realtà relazionale - di ogni tipo -  si siano compiuti molti passi, a volte nella stessa direzione, altre volte in direzioni opposte; in ogni caso le persone importanti mi sentirei ancora di tenerle per mano, perché se c'è una cosa che non ho ancora imparato a fare, nonostante a volte le apparenze dicano il contrario, è non credere nel lieto fine.
Proprio per questo infondo ora ho pensato di mettermi a scrivere.

Ora la smetto con tutta questa lunga introduzione, avrei molte cose da raccontarti ma ci sarebbe bisogno di tempo, molto tempo.
Ti ho scritto perché volevo svelarti un segreto: non ci si abitua mai ad esser soli.

So di potermi fidare, custodisci gelosamente tutto ciò che leggi tra le righe di questa strana lettera, sta tutto scritto lì, tra le righe, dopo un indirizzo che non esiste più.



Con amore,

                      C.











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12 mar 2013

• Bologna, ti voglio bene! •

Bologna è autentica.
Ora profuma di ricordi, che sembrano fermi in un punto poco chiaro dello scorrere incessante del tempo. Bologna è lì, sapere che i suoi portici mi culleranno ogni volta che tornerò mi rende tranquilla. Tornare a casa ieri sera non è stato solo riabbracciare le persone con cui ho condiviso anni importanti, ma anche farmi riabbracciare dalla città.
Quando abitavo [quando abitavamo, dovrei dire, visto che chiacchierando ho capito che le sensazioni che provo sono comuni alle amiche con cui ho convissuto] si era creata una specie di "stato di grazia" per cui una serenità particolare regnava; di certo la città era complice di questo nostro modo di vivere e di sentirci. Anche per una come me, sempre su e giù tra una casa e l'altra, sempre di fretta cercando di incastrare mille impegni, Bologna rappresentava un'ancora, un luogo sicuro in cui poter sognare.
Non ho dimenticato niente: ricordo la prima sera in quella stanza che sembrava fredda e lontana da me, e l'ultima notte nella stanza a fianco, con un'immensa malinconia dentro; ricordo le prime lezioni, il percorso a piedi, lo stupore provato in Sala Borsa*, il percorso a piedi per tornare a casa d'inverno sotto i portici, mentre fuori piove; le serate con la chitarra, le osterie, il portapacchi della bici di un'amica con cui riuscivo a sognare in grande, le cene, le consuetudini casalinghe; i momenti di pessimismo e quelli di entusiasmo.
Bologna è tutto questo assieme ora, ed io mi emoziono per la fortuna che ho avuto, per le "coincidenze" che hanno reso quegli anni così densi, per come la città mi ha lasciata sognare, ed  sinsieme mi ha fatta crescere. Per tutto questo e per tutto ciò che non riesco a spiegare a parole, posso dire che a Bologna io voglio davvero un gran bene!




Ecco alcuni scatti di ieri, di questo temporaneo ritorno a casa - ebbene sì, solo cellulare ieri! -


Via Zamboni


Nelle vicinanze di Porta San Donato


Osteria 




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30 dic 2012

TAVOLA DELLE SUCCESSIONI ARMONICHE ABITUALI [ovvero come MODULARE dal 2012 al 2013]

  • L'anno, formalmente, inizia a gennaio e finisce a dicembre; si contrappone così al nuovo anno accademico che - da questo 2012 in Conservatorio - inizia a novembre e probabilmente non finisce mai.
  • L'anno (il 2012), formalmente, era iniziato a gennaio scorso; in realtà il 2012 aveva già cominciato ad imporre quella che sarebbe stata la sua "personalità" nel finire del 2011, con almeno tre mesi di anticipo sulla sua data d'inizio convenzionale. 
  • In un anno possono capitare diverse cose, che comunque andranno a costituire un ciclo. [tradotto: chiusa una porta, si apre un portone. Basta saper chiudere la porta con decisione ed aver un po' di pazienza.]
  • In un anno per forza di cose, la serenità non regnerà sempre sovrana (se pensi che tutte le sfighe siano capitate a te, pesa bene le parole e rifletti sul significato di "sfiga"): è comunque compito nostro cercare di liberarsi dei pesi inutili ed evitare di addossarsi le paranoie altrui. Aiutare gli altri non corrisponde a demolire se stessi.
  • In un anno può capitare di cambiare idea, anche spesso, anche non su cose piccole tipo il gusto preferito della pizza. Nel 2012 ho cambiato idea, con fatica, su grandi scelte. Il percorso per crescere e somigliarsi è lungo e richiede impegno, costanza e coerenza [e dura sicuramente più di un solo anno; non ha scadenze].
  • L'anno sembra lungo in alcuni periodi, mentre in altri pare sparire in un attimo: nessuna delle due sensazioni è totalmente veritiera. Ogni momento ha un suo perché, così come ogni dubbio ed anche ogni istante di serenità; bisogna imparare ad osservare ed assaporare.
  • L'anno ha delle scadenze, si va di fretta [anche troppo spesso]; alcune cose non andrebbero mai fatte di fretta. Il 2012 è stato tutta una corsa, iniziata prima del previsto a cui domani, in qualche modo si metterà un punto.

Cogliere l'occasione di alcune ricorrenze da calendario per fare il punto di cosa è andato e cosa no, per dare il giusto peso alle cose, serve e non è banale. Così come serve fantasticare su ciò che sarà il nuovo anno pronto ad iniziare (ora formalmente, ma in realtà anche questo 2013 è già cominciato da un po'!), sia sognando in grande, sia tenendo stretto il buono dell'anno passato per iniziare a disegnare su un bel foglio bianco con tutti i colori più belli.


SAME OLD BLUES
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23 nov 2012

morale della favola

[...] Capì così che non sarebbe stata pronta per la morte, la morte di qualcuno attorno a lei. 
Fino a quel momento aveva pensato di essere "vaccinata" per quell'esperienza, ma la possibilità concreta che tutto diventasse d'un tratto reale fu come uno schiaffo: di nuovo il cuore in gola, di nuovo il senso di inadeguatezza, di nuovo i pensieri tutti perfettamente allineati pronti a "fare ciò che serve" e insieme tutti aggrovigliati, l'odore freddo dell'ansia, il silenzio vuoto del momento prima di sapere.
Così non era stato, nulla era diventato reale. Si era trattato solo di "un brutto spavento" dato da una serie di condizioni e probabilmente da una preoccupazione eccessiva.
Nulla si era trasformato in ciò che lei aveva già conosciuto, o meglio in ciò che lei credeva di conoscere e a cui pensava di essere quasi immune; ma era tutto cambiato.
In un attimo l'ordine delle cose si era frammentato, per tornare solo apparentemente a ciò che in origine sembrava essere un equilibrio. Ora sapeva che non sarebbe stata pronta, nemmeno se fosse stato investito dalla fine del tempo qualcuno che, per forza di cose, per l'età, di tempo non ne aveva davanti molto.
Si sentiva stanca, aveva voglia di piangere ma non era in grado.
Quante cose erano cambiate, quante lo stavano facendo in quell'istante, quante altre ancora l'avrebbero fatto nello scorrere del tempo, degli anni?
Si sentì sola, vulnerabile come non si sentiva da molto ormai. E ne fu felice.
Non era successo nulla, andava tutto bene: era stato come guardarsi per forza allo specchio ed osservarsi senza vergogna.
Aveva ancora paura, sentiva ancora forte il freddo dell'abbandono. Capì che il suo cuore era ancora aperto, non era immune a nulla, era ancora in grado di provare ciò che di più profondo sottende l'animo umano. Si sentì adulta e bambina insieme, donna forse per la prima volta. Mise il pigiama e  s'infilò sotto le coperte, con il suo bagaglio di ricordi, con la gratitudine a chissà chi o cosa per quel sospiro di sollievo tirato poco prima, e con la consapevolezza di poter ancora amare.
Si ripromise, prima di spegnere la luce, di non vergognarsi delle sue sensazioni e di trovare le parole per descriverle, affinché non andassero mai persi dei momenti, si ripromise di non rimandare. [...]
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07 nov 2012

una lunga notte.





Strane sensazioni tutte insieme, che voglio annotare, per ricordare.

 




L'attesa per il conteggio dei voti
















la voglia di giocare, tornando indietro nel tempo, per colorare questa stagione grigia, per ricordare il sapore della cucina nella casa dell'infanzia. la voglia di concretezza e semplicità, di ricette scritte ancora a mano









Il sorriso, un po' impaurito ma molto profondo, di fronte a nuove pagine bianche da riempire. Sono passati dieci anni, mi immaginavo diversa forse... ma oggi penso che infondo sia bello ritrovarmi in me, riconoscere la stessa bambina di una volta, con gli stessi sogni...solo un po' più vicini...






Nel silenzio, nell'aria, c'è un profumo che conosco
Buona notte



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18 ago 2012

buon compleanno a me [ebbene sì, lo è stato!]

Un buon compleanno è come i miei dolci, la ricetta un po' la si sa, un po' la si inventa e un po' viene per caso. 
Ecco, quest'anno è funzionato tutto molto bene, quindi riporto la ricetta per un bel compleanno:
  • sfruttare tutte le ore della giornata, che parte dalla mezzanotte del giorno precedente e finisce alla mezzanotte del successivo, quindi stappare la prima bottiglia alle 00.00 del 16 agosto e finire l'ultimo bicchiere [ovviamente non della stessa bottiglia!] dopo le 00.00 del 17 agosto
  • trovarsi in un posto in cui ci si senta a proprio agio, con persone a loro volta serene nel trovarsi lì
  • non risparmiarsi abbracci e risate
  • spegnere la prima candelina con lo scoccare della mezzanotte e riaccenderla finchè non si esauriscono tutti i desideri da esprimere
  • sorridere al presente 
  • sorridere al passato
  • scartare i regali con la curiosità dei bambini
  • sognare, stupirsi, entusiasmarsi
  • andare a letto tardi
  • svegliarsi tardi
  • seguire i propri ritmi e non sentirsi in colpa per aver passato una giornata senza obblighi/impegni
  • cucinare dolci [e non] inventando ricette 
  • giocare coi colori e con la luce
  • innamorarsi
  • ascoltare il silenzio
  • accettarsi
  • guardare le stelle ed esprimere gli stessi desideri della sera prima
  • sognare, stupirsi, entusiasmarsi per una candelina inaspettata
  • sorridere anche alle proprie paure, accettandole 
  • non avere paura
  • rilassarsi
  • riconoscere la felicità e sorriderle

NB: alcuni ingredienti - in corsivo -sono la ricetta ideale per creare delle belle giornate!  
 

Iniziano i 24 anni, tanti auguri a me! :)

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05 lug 2012

la buona notte

[...] Le accarezzò il viso e le disse che finché le fosse stata vicino non avrebbe dovuto preoccuparsi; quello che non le disse è che presto non ci sarebbe più stata nessuna buona notte e che non sarebbe più stato possibile dividere le ansie e cancellare le paure.

E così era stato. La buona notte era sempre il momento peggiore, perché una stanza buia può sembrare tanto stretta da soffocare, ma anche enorme e desolata, come il vuoto dentro.
Non c'era più niente da dire. C'era solo da fare, fare, fare.
Si viveva così, e si poteva anche dirsi soddisfatti - a rigor di logica - del lavoro compiuto, dopo così tanto tempo.

Ma la notte faceva ancora paura, e non c'era più nessuno a cui spiegarlo. [...]


http://youtu.be/sweetbabyjames
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12 mag 2012

tutta la famiglia

Da anni stavano seduti alla stessa tavola, compiendo gli stessi gesti:
"passami il pane"
"bevi una birra?"
Cenavano uno a fianco all'altra, a volte commentavano le notizie del telegiornale, altre volte al "com'è andata oggi?" seguivano pochi, scarni racconti di qualche episodio della giornata. Da diverso tempo i giorni da raccontarsi erano più d'uno, ma le parole erano sempre quelle, se non meno. 
Dopo aver cenato si aiutavano come avevano imparato a fare, come lui aveva insegnato a lei, prima che lei si trasformasse nella madre di quell'uomo sgretolato dalla solitudine. Aveva ancora molto da insegnarle e lei era una buona osservatrice: aveva imparato a scrutare le pieghe dello sguardo nei lunghi momenti di silenzio. Il suo modo di gettarsi sulla poltrona o sul divano spiegava tutto di ciò che aveva dentro e che, ovviamente, non avrebbe mai nemmeno iniziato a raccontare. Profondi sospiri pesanti, densi, scuri.
Da bambina lei lo guardava da lontano, li separavano troppi centimetri, lui sembrava un uomo delle fiabe e un po' così era rimasto: misterioso e saggio. 
Ora lei sapeva cogliere la saggezza anche nei suoi dubbi, nelle lunghe pause prima di dare un parere che sembrava nascere da uno sforzo, quasi da una costrizione; lei vedeva la saggezza in quelle mani affusolate, nella maschera che lui indossava ogni mattina da anni stringendosi al collo una cravatta. 
Era a quella saggezza che lei si affidava, perché quel doppio ruolo infondo non le apparteneva appieno.
Il senso di protezione era del tutto naturale in lei, ma sapeva di avere il diritto di avere paura e di poter vedere in lui tutta la sua famiglia. Era questo che erano l'uno per l'altra: tutta la famiglia. Un senso di vuoto, di responsabilità, d'amore profondo riempiva quella casa, che spesso sembrava asettica.
Erano cambiate molte cose, anche la casa. Erano cambiate molte cose, anche loro.
Ma forse infondo era tutto uguale a sé stesso e loro erano tutto ciò che era rimasto, erano tutta la famiglia.
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