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15 feb 2014

#authenticlife7

Sì, sono in ritardo.
No, non mi sono dimenticata del momento #authenticlife della settimana scorsa, è solo su instagram.

#authenticlife7 avrebbe dovuto uscire ieri, ma sono settimane concitate. Pazienza, bisogna avere pazienza.
La morale di questa settimana è: cucinare mi fa stare in pace col mondo, anche nelle giornate più grigie.










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06 nov 2013

Ricetta di un antico rimedio antistress

Ricetta consigliata in casi di poca produttività/ poca concentrazione/ troppe paranoie.
Indicata per soggetti di qualsiasi età .
- un paio di scarpe da ginnastica
- una lista di canzoni che non facciano troppo pensare
- qualche centinaio di passi uno dopo l'altro
- sole autunnale, che scalda poco la pelle ma ravviva il cuore
- occhiali da sole
- una buona dose di respiri profondi
- macchina fotografica (meglio se analogica, leggera e semplice semplice)
- qualche spicciolo* in tasca
- le strade di casa

Il tutto crea risultati sorprendenti anche in meno di  un'oretta di tempo; dunque è una ricetta consigliatissima!




* gli spiccioli in tasca sono serviti perchè camminando tra le strade di casa può capitare di incontrare un'amica in macchina e di andare a prendere il gelato (sì, a novembre) nel paese vicino, perché qui di gelaterie non ce ne sono! Che meraviglia gli incontri casuali!




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17 mag 2013

- radici -

Solo un appunto, come se questo fosse un diario ed io fossi in viaggio. 
Le settimane come questa non mi permettono nemmeno di prendermi tempo per mettere i pensieri in fila; alcuni momenti sono stati positivi - davvero positivi - ma la stanchezza non mi permette di   riordinare le parole. 
Così lascio un suono, il suono delle parole, e un'immagine dei colori di casa. Per ricordarmi che qui, comunque sia andata la giornata, c'è sempre qualcuno o qualcosa pronto ad   abbracciarmi e a farmi riprendere fiato.

Sono fortunata.



"Radici" - F. Guccini 

                            
                                                                                                                                       • Clà •
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22 apr 2013

Clà vs Lunedì

Io odio i lunedì, non c'è nulla da fare. 
Sto cercando di fare pace con questo giorno della settimana - tra l'altro, teoricamente dovrebbe  riuscirmi abbastanza semplice visto che è l'unico giorno in cui non vado a Milano - da una vita intera, ma ammetto di non aver ottenuto buoni risultati. L'ultima trovata per riappacificarmi col lunedì l'ho avuta ieri - ho giocato d'anticipo - cercando di creare per me un ambiente più accogliente in cui svegliarmi il mattino dopo. La scrivania era sommersa dai libri e da tempo non mi restava altra soluzione che studiare o usare il computer in cucina [il nuovo mac non aveva ancora avuto l'onore di essere appoggiato sulla scrivania!]; ieri ho così iniziato e -quasi- finito un'impresa davvero gigantesca: dare un ordine logico ai libri.
Ho deciso di dividere il tutto per tipologie e ovviamente all'interno di queste ho seguito l'ordine alfabetico per autore - la cosa più semplice,insomma!-. Sono soddisfatta del lavoro; stamattina appena sveglia ho fatto un bel sorriso ed ora sono seduta alla scrivania a lavorare.

a Layla piacciono i "nuovi" spazi


 

il macina caffè della mia bisnonna (sulla mensola più bassa, a destra) è vicino ad altri ricordi preziosi

anche le macchine fotografiche ora sono quasi tutte unite! :)



Il lunedì non mi dà tregua però, infatti ho scoperto di non avere in casa caffè, cosa che per una dipendente dalla caffeina come me è incredibile e gravissima!
Sto cercando di non farmi rovinare un buon inizio di giornata da questo disguido ma sarà difficile trovare la forza di togliermi il pigiama per andare a comprare una scorta di caffè che duri per almeno qualche mese!

A parte gli scherzi, oggi è una giornata di programmi importanti...incrocio le dita e spero che tutto funzioni al meglio!


                                                                                                                                     • Clà •

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08 apr 2013

• morale della favola/2 •

Morale della favola: questo 2013 è proprio strano.
Non so ancora bene a cosa "serva" di preciso  questo blog [ancora?!]; oggi però mi serve per mettere i pensieri in fila.
Ho una lavagnetta in camera, con diversi pennarelli colorati, che avrebbe proprio questo compito di racchiudere/riordinare i pensieri, ma ora è occupata dalla lista delle cose da portare con me a Parigi che ancora non riesco a cancellare [ebbene sì, il mio lato romantico esiste ancora].
Queste vacanze di Pasqua mi vedono  più stanca di prima: una vacanza per chi non è abituato può essere traumatica! Appena tornata ho dovuto incastrare impegni e pensieri in poco tempo;  le mie amiche se ne vanno, ognuna verso la sua avventura, e le novità prendono il loro spazio. 
Tornare a Milano la scorsa settimana è stato stancante ma mi ha anche dato nuovi spunti; nonostante sia un periodo di crisi latente per tempi che non so gestire, a volte vengo travolta da un'energia nuova.
Ho preso parte ad un progetto legato al Conservatorio e ad altri ragazzi che come me mettono entusiasmo in ciò che fanno, cosa di cui sono entusiasta: l'idea deve crescere e prender meglio forma ma sono certa che ci darà soddisfazioni [spero infatti di fare il punto dei prossimi passi proprio scrivendo alcune righe!].

Microstagione - lavori in corso

Ieri sera ho finito di leggere il mio primo ebook. Avevo ceduto alla tentazione di provare ad essere una donna davvero tecnologica perché nei tempi in morti in metro l'ipad è sempre con me, quindi ho cercato di ottimizzare spazi e peso comprando online "Stoner" di John Edward Williams. Un romanzo stupefacente: una storia semplice, di una vita normale. Una storia di passione per lo studio, di silenzi e disagi in una famiglia, di cambiamenti, di una passione andata persa a causa del mondo attorno, una storia di abitudini e di abbracci mancati, e di una malattia. Una storia semplice in cui lo scrittore riesce a farci entrare, che diventa per questo una storia di cui non riusciamo a non sapere i prossimi istanti. Consigliatissimo, insomma.

Ora le domande sono: quale sarà il nuovo romanzo che mi terrà compagnia tra le altre "mille letture obbligate"? E, soprattutto, riuscirò ancora a scegliere la soluzione più pratica -ebook- senza cedere al romanticismo del profumo della carta?

Sono stretta però tra decisioni per me affatto semplici, riguardano come sempre la musica e la gestione del tempo, che da quando ho questi ritmi stretti tra Milano e casa, mi sembra scivolare via ad una velocità impressionante. Vedremo cosa mi porterà questa primavera!


                                                                                                                                        • Clà •

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29 mar 2013

Parigi, primi ricordi a caldo.

Io non so tornare; o forse non so stare: stare a casa, stare lontana da casa, stare in Conservatorio, stare in mezzo alla gente, stare sola. Qualcuno di questi problemi, inevitabilmente, si verifica nella mia quotidianità.
Oggi, non so tornare [e quindi non so stare a casa].

Nei giorni scorsi mi sono concessa un viaggio, addirittura dire una vacanza, perché questo voleva essere: un momento di pausa da tutto -finalmente -. Da alcuni anni nella lista di città in cui passare qualche giorno era presente Parigi, ma per un motivo o per l'altro non ero mai riuscita ad andarci; questa è stata la mia prima volta nella città più romantica del mondo.
È curioso come io e gli stessi amici con cui più di un anno fa ho visitato Venezia, scegliamo sempre mete "da cartolina"!  Ammetto che tutto ciò che si dice tipicamente di Parigi, tutti quegli "oooh, vedrai com'è romantica!" avevano creato in me alcuni pregiudizi, temevo di rimanere delusa, ma la città mi ha stupita. Ho avuto la sensazione di camminare su strade percorse da un sacco di storia, da personalità di grande spessore, da menti sottili. Ho immaginato la meraviglia negli occhi di chi ammirava la Tour Eiffel appena completata nel 1889, lo stesso infondo di chi anche oggi la vede per la prima volta; ho fantasticato sulla vita dei parigini di oggi, chiedendomi come sarebbe la mia realtà se vivessi in una capitale europea così grande e affascinante; ho osservato con attenzione le opere del passato e quelle della contemporaneità, queste ultime custodite nello stravolgente Centre Pompidou.

Sono stati giorni belli, nonostante il freddo e il cielo quasi mai del tutto limpido. Ora è ancora troppo presto per mettere in ordine i ricordi, la mia mente ha bisogno di tempo - così come tutti gli scatti a pellicola che ho fatto e devo ancora sviluppare - ; per ora aggiugo qui qualche foto fatta con il cellulare, giusto per rivivere un po' dei momenti in cui il tempo sembra acquisire un'altra dimensione, prima di rimettermi a correre per recuperare il tempo "perso" - che poi perso proprio non è -.
 

                                                                                                                                                  Clà


in riva alla Senna



il menù "alla francese"! :)




Musée de l'Orangerie



al Louvre

Louvre


 
Louvre



dolcezze parigine: macaron


Tour Eiffel: lo stupore della sera


Centre Pompidou


Centre Pompidou

















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12 mar 2013

• Bologna, ti voglio bene! •

Bologna è autentica.
Ora profuma di ricordi, che sembrano fermi in un punto poco chiaro dello scorrere incessante del tempo. Bologna è lì, sapere che i suoi portici mi culleranno ogni volta che tornerò mi rende tranquilla. Tornare a casa ieri sera non è stato solo riabbracciare le persone con cui ho condiviso anni importanti, ma anche farmi riabbracciare dalla città.
Quando abitavo [quando abitavamo, dovrei dire, visto che chiacchierando ho capito che le sensazioni che provo sono comuni alle amiche con cui ho convissuto] si era creata una specie di "stato di grazia" per cui una serenità particolare regnava; di certo la città era complice di questo nostro modo di vivere e di sentirci. Anche per una come me, sempre su e giù tra una casa e l'altra, sempre di fretta cercando di incastrare mille impegni, Bologna rappresentava un'ancora, un luogo sicuro in cui poter sognare.
Non ho dimenticato niente: ricordo la prima sera in quella stanza che sembrava fredda e lontana da me, e l'ultima notte nella stanza a fianco, con un'immensa malinconia dentro; ricordo le prime lezioni, il percorso a piedi, lo stupore provato in Sala Borsa*, il percorso a piedi per tornare a casa d'inverno sotto i portici, mentre fuori piove; le serate con la chitarra, le osterie, il portapacchi della bici di un'amica con cui riuscivo a sognare in grande, le cene, le consuetudini casalinghe; i momenti di pessimismo e quelli di entusiasmo.
Bologna è tutto questo assieme ora, ed io mi emoziono per la fortuna che ho avuto, per le "coincidenze" che hanno reso quegli anni così densi, per come la città mi ha lasciata sognare, ed  sinsieme mi ha fatta crescere. Per tutto questo e per tutto ciò che non riesco a spiegare a parole, posso dire che a Bologna io voglio davvero un gran bene!




Ecco alcuni scatti di ieri, di questo temporaneo ritorno a casa - ebbene sì, solo cellulare ieri! -


Via Zamboni


Nelle vicinanze di Porta San Donato


Osteria 




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18 feb 2013

Ciao, Grande Uomo

Il lunedì non è iniziato bene, lo ammetto. 
Non vorrei mai trascinare questo malumore più del dovuto.

Ho affondato le mani tra i ricordi custoditi negli album di foto di famiglia, riascoltato vecchi pezzi, quelli che hanno accompagnato la mia infanzia. Una voce, in particolar modo, mi segue da quando ero piccola (anzi, da quando ancora me ne stavo beata nel pancione!), quella di Augusto Daolio. Oggi sarebbe il suo sessantaseiesimo compleanno; ricorre oggi anche il compleanno di Fabrizio De Andrè e di mio nonno, un nonno che non ho mai avuto la fortuna di conoscere.

La figura di Augusto non è stata celebrata come quella di altri artisti strappati via da qui troppo presto, ma nella sua barba secondo me cullava un'infinita dose di poesia.
Parole semplici, timbro spettacolare, riflessioni intelligenti e acute, amore per la Vita espresso in ogni modo, scrivendo, disegnando, cantando; un sorriso sincero fonte di ispirazione per i momenti bui.






Il modo migliore per avvicinarsi a lui sono proprio i suoi scritti e i suoi dipinti, per andare al di là della figura di "cantante dei Nomadi"; ecco la sua breve autobiografa:


"Sono nato il diciotto febbraio 1947 a Novellara di Reggio Emilia, nel cuore della notte mentre freddo e brina duellavano con rami secchi di pioppie tigli. 
Sono nato al caldo e mi hanno chiamato Augusto, come un nonno che non ho mai conosciuto. Il cognome Daolio mi è stato dato da un uomo semplice e a suo modo dolce e complice. 
Dall'età di sedici anni canto in un gruppo che si chiama Nomadi, scrivo canzoni e giro il mondo. 
C'è un altro mondo dentro di me che racconto con il disegno e la pittura, lo faccio da parecchi anni e alberi, rocce, cieli, lune, ombre e altro popolano questi miei racconti. Ho esposto in giro per l'Italia, ho illustrato dischi, libri, cartoline, manifesti. Non disegno per riempire un vuoto ma per vuotare un pieno che è dentro di me e preme. Una specie di confessione, prima ad uno spazio bianco, poi ad occhi che guarderanno. 
Ho lo studio a Novellara in via de Amicis, il numero credo sia il quarantaquattro, non ho il telefono ma montagne di libri e di oggetti. 
Le notti invernali nella bassa hanno ancora il profumo delle mele sull'armadio."

 

Potete scoprire altro su Augusto visitando il sito http://www.augustoperlavita.it
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16 feb 2013

- appunti su sogni fuori tempo

Chissà che cosa cerca la gente, in questo suo continuo correre. Correre per me è contro natura, una violenza quotidiana che mi auto-infliggo senza volerlo, forzatamente.
L'altro ieri, tra una chiacchiera e l'altra al telefono, mi è stato chiesto di fantasticare su come vedrei un mio futuro indipendente (lasciando stare che l'indipendenza di questi tempi è un'impresa ardua, ai limiti dell'impossibile), e... TAATAAAAN: I MIEI SOGNI SONO FUORI TEMPO RISPETTO AL MONDO REALE! Sorpresa? Non troppo, ma devo dire che mi sono messa a riflettere e un po' d'ansia mi è venuta, complice anche l'ascolto dell'opera 34 di Schönberg* - dodecafonica ma bella, giuro bellissima, solo un po' angosciante -.
Il domandone è: come la mettiamo coi sogni? Già, perché se i sogni da bambina si sono abbandonati diciamo tra le elementari e le medie, con una consapevolezza della realtà figlia dei troppi telegiornali o peggio della tv pomeridiana, allora molti problemi sono già risolti: a quasi 25 anni sarete già laureati in economia e commercio o in giurisprudenza, pronti per qualche esame di Stato da sostenere, oppure già con un lavoro regolare e con orario fisso, trovato quasi subito dopo le superiori (giusto dopo un breve periodo di pausa per gustare il sapore della libertà post esame di maturità). Beate/i voi.
Io dopo la maturità quella sensazione di aver chiuso un capitolo l'ho avuta ed è stata più liberatoria che mai, me ne sono andata sbattendo la porta ed aprendo i libri che sognavo, così lontani dalla realtà che avevo vissuto e così vicini ai miei sogni di bambina. Sono seguiti tre anni fatti di tante cose, anche di sacrifici, anni che ho amato come si ama qualcosa che si incontra per la prima volta eppure si ha la sensazione di conoscere da sempre. Forse proprio per questo per me la laurea non è stata una liberazione ma una specie di trauma. Nel pieno di un disorientamento che non volevo ammettere ho fatto una scelta che s'avvicinava a qualcosa di razionale ed ho clamorosamente sbagliato. Sono caduta, mi sono rialzata ed ora ho ripreso le fila dei miei sogni: studio ciò che amo e le ore china sui libri pesano meno. Mi addormento spesso senza accorgermene, nel tentativo disperato di studiare quando sono troppo stanca, ma - come mi è stato fatto notare - magari in un futuro, quando avrò realizzato i miei sogni, sarà bello raccontare la fatica fatta per raggiungerli.
Dei miei sogni fuori tempo sono certa di non conoscere ancora tutto, ma alcune cose le so:
  • da bambina, anche se con un disegno poco dettagliato, avevo già chiaro in testa il mio progetto
  • questi sogni hanno bisogno di molta pazienza, che di certo non é la mia dote fondamentale, quindi posso dire che hanno bisogno di davvero tanto impegno
  • la razionalità ferisce i miei sogni, anzi, riapre ferite quasi guarite e ci versa dentro del sale
  • i miei sogni hanno un loro posto, che cresce nei miei pensieri e che necessiterá di molto lavoro e dell'aiuto di persone giuste per essere creato [ma confido anche nella buona riuscita di wuesto spazio concreto]
  • tutti i miei sogni, tutti quanti, anche quelli più "banali" hanno un legame con la materia che ho chiesto di studiare quando ancora non sapevo leggere

È bello pensare che istintivamente avevo già scelto a 5 anni e mezzo, è come se tutto fosse dentro di me, quindi sicuramente avrò le forze per capirlo e realizzarlo.


Sì, i miei sogni sono fuori tempo [non mi trovo bene nelle grandi città che corrono, non amo la confusione ma solo la buona compagnia, adoro "perdere tempo a tavola" e fare un sacco di altre cose "inutili"] ma forse ho capito che conviene assecondarli.



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13 feb 2013

"stanze di vita quotidiana"

"Stanze di vita quotidiana" è un album di Guccini del 1974, molto particolare. Diversi dei pezzi sono stati riproposti live nella maggior parte dei suoi tour, ma di certo non è l'album più frequentato dai fans. Ognuno dei brani inizia il suo titolo con la parola Canzone, parola scritta con la lettera maiuscola non a caso. 
Non è questo il momento per mettermi a scrivere seriamente di quanto la storia della musica italiana sia legata alla Canzone d'Autore, e a quanto il presente di questa storia mi faccia rimanere quanto meno perplessa (che diplomatica che sono...) ; diró solo che in questi giorni in cui sono chiusa in casa a studiare (ovviamente musica,come sempre) e la sera per la prima volta devo seguire il Festival di Sanremo con sguardo critico, in prospettiva di un lavoro interessante verso cui sono curiosa ed entusiasta, mi sto facendo molte domande su come sia cambiato tutto.

Probabilmente mi prenderò altro spazio e altro tempo per buttar giú qualche riga meno di fretta, ora lascio solo qualche scatto di questi giorni che altrimenti potrebbero sembrare svaniti nel freddo biancore della neve. Ecco le mie stanze di vita quotidiana.


merenda e studio in controluce
eccomi in modalità critica selvaggia - molto casalinga -

meravigliosi colori che tengono compagnia



riserva di graffette colorate, per fermare fogli e pensieri

layla






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10 feb 2013

una notte e un giorno.

Ritagliamoci un giorno.
Io scelgo questa notte, per aspettare la neve con te.
Tu prenditi un giorno per me, fa il modo che sia domani.

Costruiamo un pupazzo con la neve che scende da solo dove tu sai: mettiamogli gli occhi a bottone, per il naso una carota, e la tua cuffia. Prendiamo un bastone, anzi una pala, e mettiamogliela in mano. E se le mani non le ha, immaginiamole! Costa così poco!
Lo senti il freddo sulle mani? Un po' di neve, non si sa come e perché, entra sempre dai guanti.
Ma non importa...giochiamo ancora un po', è bello sentirti ridere.

Sappiamo che è ora di rientrare, ma non riusciamo a dircelo... e tutte e due sappiamo perché.
Gustiamoci insieme il nostro pupazzo che sembra guardarci, col respiro appanniamo il vetro della finestra su cui vedo l'impronta della punta del tuo naso.
Sento il tuo profumo; e una giornata non basta.



Non basterebbe, ma sarebbe meravigliosa.



• CLà •



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06 feb 2013

buon compleanno! giochiamo?


Sai cosa c'è? Io i compleanni, i miei compleanni, non li ho mai capiti bene. A volte l'idea mi piace, altre no; ma ad ogni modo, quando arrivo al giorno del mio compleanno generalmente faccio finta di niente. Anche questa volta, per questo compleanno, è successo così: avevo buoni propositi, idee sorridenti ma poi...boh

Stasera però, davanti a una buonissima birra, io e una delle mie più care amiche ci siamo scambiate i ragali di Natale ed è stata una serata in cui il significato della parola serenità è stato davvero chiaro.
Sono in ritardo, ma non importa, non mollo l'idea di farmi un regalo, di iniziare il gioco che avevo in mente per sorridere a questo primo anno del blog, che ha cambiato colori proprio come me, ha cambiato tono, proprio come i miei pensieri.

Il gioco che avevo in mente è un modo per cercare i colori anche nei periodi no: sceglierò un colore al mese e sul finire del mese stesso vedrò cosa è successo tra me e quel colore, quante e quali "cose" avrò trovato di quel determinato colore sul mio cammino?
Un mese, un colore. Quindi 11 mesi da qui alla fine dell'anno, dunque 11 colori. Riuscirò a trovare 11 "cose" ogni mese? Chissà, inizio pian piano, un passo per volta e come sempre i programmi possono cambiare in corso d'opera...come nei giochi dei bambini le regole si creano spontaneamente e vale un po' tutto!

Il colore per questo febbraio è l'arancio, quanti ne troverò?

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04 feb 2013

una domenica tra le strade di casa

Ieri era domenica, ed io, che sto imparando ad affrontare meglio quello che da anni considero il giorno più "inutile" della settimana - e conseguentemente quello speso peggio - mi sono gustata il profumo dei gesti semplici di chi per una vita intera si è sempre preso cura di qualcun'altro, mia nonna. Non so come fossero le strade di questo paesino nel 1932 quando lei è nata, ma dai suoi racconti, sempre lunghi e pieni di divagazioni incredibili, riesco ad immaginare le case, i colori sbiaditi, le scarpe bucate di chi muoveva i suoi passi nel dopoguerra per le strade del posto che è da sempre casa mia.

Scavare nel passato non è un'esigenza chiara, uno di quei bisogni che si manifestano quasi di colpo, magari in risposta a giornate grigie o a momenti senza perché, come ad esempio mi succede quando mi infilo il grembiule e affondo le mani tra uova, latte e farina; scavare nel passato è un'esigenza intrinseca, un bisogno simile a quello che mi ha fatto scoprire e mai più lasciare la musica. Qualcosa che non si spiega, si fa e basta. Anche senza volere, anche se fa soffrire, arrabbiare, piangere.
"La malinconia non è uno stato d'animo" diceva  Guccini, ed io non posso che essere d'accordo. Quando si va alla ricerca del passato, specialmente delle proprie radici, si scopre che la malinconia è semplicemente un gesto, un momento, uno sguardo che resta. Non è triste, come tante volte si tende a descriverla, né tanto meno negativa.

Ieri  ho incontrato la malinconia nello sguardo di mia nonna mentre parlava del significato di oggetti tirati fuori dal fondo di larghi cassetti, una malinconia dolce e sincera, cullata dal tono della sua voce sempre squillante, incrorniciata da un sorriso spontaneo. Ho immaginato i suoi capelli rosso ramato intrecciati, il portamento di mio nonno ancora giovane, mi sono emozionata ascoltando il racconto del loro fidanzamento; ho ascoltato attenta i legami di parentela che mi legano a persone di cui conosco solo il nome,  ho ripercorso il tempo, la storia di queste famiglie di lavoratori instancabili da cui vengo, guidata dal susseguirsi delle parole, fino ad arrivare a ritratti di volti di cui non possediamo nemmeno una fotografia. Ho immaginato la guerra scivolare rapida e terrificante per queste strade a cui sono così affezionata, ho tirato un sospiro di sollievo ad ogni lieto fine; ho dipinto nella mia mente diversi visi, ognuno con un particolare, ognuno con una voce, uno sguardo, un segno che mi permettesse di renderli famigliari, quasi ad arrivare a trovare in me delle somiglianze con alcuni di loro.
Affondo le mie radici in questa famiglia così autentica, piena di storie, piena di perchè, e ne sono felice. Mi piace pensare che ciò che tanto ho amato di mia madre fosse prima in qualcun'altro, che quello spirito libero, quel sorriso, quel carattere, siano nati tra queste strade chissà quanti anni fa e che ora sia io, almeno in piccola parte, a portarli avanti.


La primavera a piccoli passi sta arrivando, ed io la sento già dentro da tempo, una primavera che viene da lontano.

Apro il cuore alla curiosità. Mi sento fortunata.



• CLà •



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30 gen 2013

di giornate grigie di nebbia e di pensieri

I "giorni della merla", che dovrebbero essere i più freddi dell'anno, sono iniziati ieri ed io che del freddo non ne posso più già da mesi (per me spesso anche ottobre è un mese freddo!) sono corsa ai ripari portando a casa un po' di primavera. 



 



Gli effetti positivi dei miei acquisti si sono fatti sentire già oggi, giornata di nebbia, sbalzi d'umore, pensieri confusi e cose da fare/scadenze da rispettare (con ovvie code obbligatorie in uffici vari). Tornata a casa mi sono concessa un thé caldo; devo dire che questa vita perennemente in ritardo mi mette non poca ansia. 
E' iniziato il conto alla rovescia al primo appello d'esame (che poi è in realtà un pre-appello non ufficiale, giusto per togliersi metà programma dall'ammasso di esami che mi toccheranno a giugno-luglio in conseguenza del fatto che tutti i corsi sono annuali), meno di un mese per un programma molto denso.
Ho deciso che Clelia sarà la mia compagna di studio, come si fa a non sorridere alla sua testolina di quel rosso aranciato?!
Piccole stramberie (o "banalità") quotidiane che mi aiuteranno a tirare le fila della confusione che ho in testa e ad uscire da questo lungo inverno.


• CLà •



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28 gen 2013

parola di Charlie Brown! :)


Un weekend tra casa, colori, nuove idee, tipici sbalzi d'umore e semplicità.








E con i consigli dei Peanuts sono pronta per ripartire!




Sono armata di buoni propositi, sorriso e idee!
[Vorrei il sole, però...Graaazie!]




• CLà •
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14 mag 2012

milano: istruzioni per l'uso /4

La dura impresa del lunedì


Oggi Milano non voleva lasciarmi andare, le strade si sono inspiegabilmente avvolte in un gomitolo che nemmeno il gatto più astuto avrebbe potuto srotolare! E io ero lì in mezzo, brutto affare. 
E' stato un lungo lunedì: se alle 9.30 del mattino ti accorgi che la "Critica della ragion pura" non è sufficiente per chiarire alcuni concetti e  servirebbe la "Critica del giudizio" - che ovviamente è a casa - , allora sei nei guai. La mossa giusta in questi casi è chiudere i libri e dedicarsi ad altro. Beh, io non l'ho fatto e il mio lunedì mattina - iniziato con la drammatica scoperta di aver dimenticato il cappotto a casa ed essermi messa la maglietta al contrario, entrambe le cose poi brillantemente risolte grazie alle innumerevoli risorse presenti nella mia macchina -  è diventato pesante quanto la borsa di carta col fondo quasi spaccato dal peso dei nuovi libri per i prossimi esami, che saranno i ladri di tanto del mio tempo libero. Il tempo "libero" lo passo in auto mentre guido, ed anche questo non è un bell'affare, perché si pensa troppo. Sono rimasta intrappolata nel groviglio delle strade milanesi tornando verso casa, e quel tempo "libero" si è trasformato in una tortura piena di paranoie, che sembrava non finire mai. Quando nessuna delle canzoni dell'ipod - e dei cd - si adattano alla situazione allora vuol dire che questa è davvero estrema: o troppo bella, tanto da non aver bisogno di musica (cosa davvero rara!), oppure da crisi di nervi, per cui anche il minimo suono non può che peggiorare la situazione.
Da questo lunedì però ho imparato alcune cose: 
  • se prima delle 10 del mattino ho bisogno di più di un libro e un quaderno di appunti per chiarire un concetto, è giusto smettere di studiare
  • se si sbaglia strada allora è meglio perdersi del tutto e usare il tempo "libero" per trovare posti nuovi - e non rimanere incastrati in tangenziale!- 
  • se Radio Capital passa Pino Daniele quando riprovo ad accendere la radio credendo di essermi calmata, allora è un brutto presagio
  • una carbonara e un buon bicchiere di rosso risolvono molte cose

Consigli utili per sopravvivere al lunedì milanese - e forse non solo al lunedì! -
Buona notte!

Ah, dimenticavo: è fondamentale non guardare mai quanto poco tempo manchi al suono della sveglia, se non ci si vuole addormentare col broncio!

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23 feb 2012

milano - istruzioni per l'uso / 1

Ho imparato che è dal grigio che nascono tutti i colori, quindi chissà quanti colori ha Milano! Colori che per ora non ho trovato..ma voglio cercarli, crearli a modo mio.. per rendere questa città un po' più vicina a me, visto che per un po' di tempo avremo rapporti molto stretti!




Buon proposito:

darsi ritmi regolari. Rendere una giornata produttiva fa sorridere quand'è sera. 

 
Controindicazioni
  • si rischia di farsi prendere dall'ansia del milanese tipico che si sveglia in anticipo e sa già d'essere in ritardo, quindi corre sulle scale mobili 
  • è possibile che le ore di sonno diminuiscano in maniera drastica
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20 feb 2012

milano: istruzioni per l'uso / 2





A Milano stamattina pioveva e i miei buoni propositi sembravano già svaniti: mi ero svegliata in ritardo, avevo trovato traffico, ero in coda da mezz'ora - e non si fa per dire! - all'ingresso del parcheggio. Alle nove e mezza del mattino il nervosismo era già sopra al livello di guardia, ma non avevo ancora intrapreso la mia attività di attenta osservatrice! 
I milanesi, mi riferisco a quelli in giacca e cravatta e soprattutto alle donne su tacco 12, sono sempre di corsa: la pioggia non può che renderli ancora più strani! Di fatti, appena uscita dalla metropolitana si notano subito le due tipologie di milanese: chi pensa di essere nel bel mezzo di un attacco alieno da cui riparsarsi con armi di ogni genere e tipo, e chi invece nega l'esistenza di quello strano fenomeno da noi comuni mortali chiamato pioggia.
Ecco allora che la prima metà delle persone che si appresta a salire le scale all'uscita della metro [ eh sì, i milanesi incravattati sono tutti davanti! Dietro di loro altri lavoratori e infondo gli studenti ancora addormentati, proprio come me ] aprono ombrelli di dimensioni epiche, magicamente ognuno riesce a non urtare il proprio vicino grazie a una precisione millimetrica, davvero da manuale! Così, nel giro di pochi secondi, miliardi di gocce si scontrano contro un manto di colore nero [i più trasgressivi azzardano un bel grigio scuro...] che di certo non aiuta a rallegrare l'inizio della settimana! 
Parte così la seconda metà: uomini e donne in carriera che non temono la pioggia. Camminano con passo deciso, il loro sguardo forse nemmeno nota il colore del cielo: testa leggermente chinata in avanti per l'uomo medio, lunga falcata, ventiquattrore in mano e giornali sotto braccio. Sembra che tutti parlino da soli ma in realtà sono già connessi, in attività, già in ufficio praticamente, grazie all'auricolare rigorosamente bluetooth.
La donna in carriera col suo tacco 12 può vincere ogni sfida, ma ovviamente non può permettersi di aprire un ombrello! Infatti è troppo impegnata a controllarsi il trucco [mi chiedo come sia possibile specchiarsi in superfici così piccole mentre si cammina!] e a fumare nervosamente sigarette sottili e lunghissime - proprio come la tipica donna in carriera! [se avete pensato che io invidi la corporatura tipica di questo esemplare di donna...sì,la invidio!] 
Si realizza così un miracolo della fisica, la milanese impermeabile: decolletè, calze velate con meno venti gradi, capelli perfettamente dritti e in ordine anche nel bel mezzo di una tormenta di pioggia e vento. Nulla può scomporla, forse anche la pioggia teme il suo sguardo di ghiaccio! Praticamente incredibile!

Ci sono cose che a noi ragazze di campagna non è dato sapere...

Osservare però tutto questo grigiore di corsa verso l'inizio di una nuova settimana, alla fine mi ha fatto fare un sorriso: un bambino ha indicato il mio piccolo ombrello a righe colorate con sguardo stupito ed io avrei voluto dirgli "Sì,porto con me la semplicità della primavera che sta arrivando!"

"Ho deciso, voglio iniziare la giornata con un sorriso sulle labbra" ...e no, non lascio perdere!

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