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30 ott 2013

#worldszelda [barcollo ma non mollo]

Il blog latita. Le idee scalpitano, ma sono ancora troppo disordinate dunque non posso parlarne, posso - anzi devo, ehm..dovrei - solo dedicargli tempo.
Un appuntamento a cui cerco di non mancare è quello con worlds, di cui ho già parlato più volte. Anche la scorsa settimana ho mandato il mio racconto e proprio oggi è uscito il favoloso pdf gigante che Camilla confeziona per noi...qui worlds - kit #6 è possibile scaricarlo e curiosare tra gli inidizi per la prossima settimana.

Ecco le mie parole, messe in fila dopo averle scovate tra un indizio e l'altro dello scorso kit:

foto da http://zeldawasawriter.com/






Colazione

La tazza,senza manico con un disegno sbiadito che forse una volta somigliava a una giraffa,la trovava già sul tavolo.Il sonno era così denso da non saper quasi distinguere i contorni degli oggetti della casa in cui da sempre vivevano,ma che non gli apparteneva.Non c'erano scale da scendere, né persiane da aprire:le tapparelle erano già alzate e il sole giocava a nascondino con la magnolia di fronte alla cucina.
Versava lentamente nella tazza il latte riscaldato poco prima,le sembrava buonissimo:forse conteneva la dolcezza di un rapporto destinato ad avere poco tempo.Inzuppava i biscotti più volte,su e giù come uno yo yo,fino a quando diventavano morbidissimi,desiderava che quel momento così dolce durasse a lungo.
Prima di uscire giusto due parole sotto al “buongiorno,ti voglio bene”scritto sul post-it,un semplice messaggio che -ancora non sapeva-avrebbe rimpianto per tanti anni.
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20 set 2013

sì, sto parlando d'amore.

"L'amore non è bello, se non è litigarello" si dice. Beh, io questa frase non l'ho mai condivisa, così gli amori litigarelli dopo un po' mi hanno sempre stancata. 
Una mia carissima amica ogni tanto mi dice che dovrei imparare a portare un po' più pazienza in amore e che prima o poi dovrà farmi un corso; non mi opporrò, in tanti anni che ci conosciamo mi ha sempre insegnato un sacco di cose, dunque un corso mi farebbe solo bene!
A parte gli scherzi, le battute tra amiche, i messaggi su whats app, le relazioni andate male - direi semplicemente andate -, il mio rapporto con l'amore litigarello è cambiato e semplicemente ho lavorato affinché non ci fosse spazio per snervanti litigi su questioni banali; sono cresciuta un pochino (forse).

Ma c'è un amore, che dura da non so nemmeno quanto tempo, che definire litigarello è un eufemismo: noi ci scanniamo, litighiamo furiosamente; io verso fiumi di lacrime, scrivo paginate buttate poi nel cestino, mi si stringono le budella, mi rode il fegato; eppure non riesco a troncare, anzi, investo sempre di più. Così mi ritrovo a passare da momenti di incontenibile euforia a psicodrammi al limite del ricovero nel giro di pochi giorni - o poche ore, o minuti -.

Donne, se mi leggete, io sono fermamente contraria al ruolo di "crocerossina" nelle relazioni. Ma in questa lunga e controversa storia d'amore tra me e la Musica, mi pare che a lei sia tutto concesso.

           
                                                                                                                                                • CLà •

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26 apr 2013

mare.

la tua pelle bianca,
le tue bracciate al largo.
lo stupore nei tuoi occhi 
quando giocavi con me a trovare
la conchiglia più bella.

l'inverno è scivolato via 
e tu con lui,
al mare vado poco
perché il vento che
muove le onde

sei tu.







di nuovo, buon compleanno.
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10 feb 2013

una notte e un giorno.

Ritagliamoci un giorno.
Io scelgo questa notte, per aspettare la neve con te.
Tu prenditi un giorno per me, fa il modo che sia domani.

Costruiamo un pupazzo con la neve che scende da solo dove tu sai: mettiamogli gli occhi a bottone, per il naso una carota, e la tua cuffia. Prendiamo un bastone, anzi una pala, e mettiamogliela in mano. E se le mani non le ha, immaginiamole! Costa così poco!
Lo senti il freddo sulle mani? Un po' di neve, non si sa come e perché, entra sempre dai guanti.
Ma non importa...giochiamo ancora un po', è bello sentirti ridere.

Sappiamo che è ora di rientrare, ma non riusciamo a dircelo... e tutte e due sappiamo perché.
Gustiamoci insieme il nostro pupazzo che sembra guardarci, col respiro appanniamo il vetro della finestra su cui vedo l'impronta della punta del tuo naso.
Sento il tuo profumo; e una giornata non basta.



Non basterebbe, ma sarebbe meravigliosa.



• CLà •



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30 gen 2013

di giornate grigie di nebbia e di pensieri

I "giorni della merla", che dovrebbero essere i più freddi dell'anno, sono iniziati ieri ed io che del freddo non ne posso più già da mesi (per me spesso anche ottobre è un mese freddo!) sono corsa ai ripari portando a casa un po' di primavera. 



 



Gli effetti positivi dei miei acquisti si sono fatti sentire già oggi, giornata di nebbia, sbalzi d'umore, pensieri confusi e cose da fare/scadenze da rispettare (con ovvie code obbligatorie in uffici vari). Tornata a casa mi sono concessa un thé caldo; devo dire che questa vita perennemente in ritardo mi mette non poca ansia. 
E' iniziato il conto alla rovescia al primo appello d'esame (che poi è in realtà un pre-appello non ufficiale, giusto per togliersi metà programma dall'ammasso di esami che mi toccheranno a giugno-luglio in conseguenza del fatto che tutti i corsi sono annuali), meno di un mese per un programma molto denso.
Ho deciso che Clelia sarà la mia compagna di studio, come si fa a non sorridere alla sua testolina di quel rosso aranciato?!
Piccole stramberie (o "banalità") quotidiane che mi aiuteranno a tirare le fila della confusione che ho in testa e ad uscire da questo lungo inverno.


• CLà •



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30 dic 2012

TAVOLA DELLE SUCCESSIONI ARMONICHE ABITUALI [ovvero come MODULARE dal 2012 al 2013]

  • L'anno, formalmente, inizia a gennaio e finisce a dicembre; si contrappone così al nuovo anno accademico che - da questo 2012 in Conservatorio - inizia a novembre e probabilmente non finisce mai.
  • L'anno (il 2012), formalmente, era iniziato a gennaio scorso; in realtà il 2012 aveva già cominciato ad imporre quella che sarebbe stata la sua "personalità" nel finire del 2011, con almeno tre mesi di anticipo sulla sua data d'inizio convenzionale. 
  • In un anno possono capitare diverse cose, che comunque andranno a costituire un ciclo. [tradotto: chiusa una porta, si apre un portone. Basta saper chiudere la porta con decisione ed aver un po' di pazienza.]
  • In un anno per forza di cose, la serenità non regnerà sempre sovrana (se pensi che tutte le sfighe siano capitate a te, pesa bene le parole e rifletti sul significato di "sfiga"): è comunque compito nostro cercare di liberarsi dei pesi inutili ed evitare di addossarsi le paranoie altrui. Aiutare gli altri non corrisponde a demolire se stessi.
  • In un anno può capitare di cambiare idea, anche spesso, anche non su cose piccole tipo il gusto preferito della pizza. Nel 2012 ho cambiato idea, con fatica, su grandi scelte. Il percorso per crescere e somigliarsi è lungo e richiede impegno, costanza e coerenza [e dura sicuramente più di un solo anno; non ha scadenze].
  • L'anno sembra lungo in alcuni periodi, mentre in altri pare sparire in un attimo: nessuna delle due sensazioni è totalmente veritiera. Ogni momento ha un suo perché, così come ogni dubbio ed anche ogni istante di serenità; bisogna imparare ad osservare ed assaporare.
  • L'anno ha delle scadenze, si va di fretta [anche troppo spesso]; alcune cose non andrebbero mai fatte di fretta. Il 2012 è stato tutta una corsa, iniziata prima del previsto a cui domani, in qualche modo si metterà un punto.

Cogliere l'occasione di alcune ricorrenze da calendario per fare il punto di cosa è andato e cosa no, per dare il giusto peso alle cose, serve e non è banale. Così come serve fantasticare su ciò che sarà il nuovo anno pronto ad iniziare (ora formalmente, ma in realtà anche questo 2013 è già cominciato da un po'!), sia sognando in grande, sia tenendo stretto il buono dell'anno passato per iniziare a disegnare su un bel foglio bianco con tutti i colori più belli.


SAME OLD BLUES
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23 nov 2012

morale della favola

[...] Capì così che non sarebbe stata pronta per la morte, la morte di qualcuno attorno a lei. 
Fino a quel momento aveva pensato di essere "vaccinata" per quell'esperienza, ma la possibilità concreta che tutto diventasse d'un tratto reale fu come uno schiaffo: di nuovo il cuore in gola, di nuovo il senso di inadeguatezza, di nuovo i pensieri tutti perfettamente allineati pronti a "fare ciò che serve" e insieme tutti aggrovigliati, l'odore freddo dell'ansia, il silenzio vuoto del momento prima di sapere.
Così non era stato, nulla era diventato reale. Si era trattato solo di "un brutto spavento" dato da una serie di condizioni e probabilmente da una preoccupazione eccessiva.
Nulla si era trasformato in ciò che lei aveva già conosciuto, o meglio in ciò che lei credeva di conoscere e a cui pensava di essere quasi immune; ma era tutto cambiato.
In un attimo l'ordine delle cose si era frammentato, per tornare solo apparentemente a ciò che in origine sembrava essere un equilibrio. Ora sapeva che non sarebbe stata pronta, nemmeno se fosse stato investito dalla fine del tempo qualcuno che, per forza di cose, per l'età, di tempo non ne aveva davanti molto.
Si sentiva stanca, aveva voglia di piangere ma non era in grado.
Quante cose erano cambiate, quante lo stavano facendo in quell'istante, quante altre ancora l'avrebbero fatto nello scorrere del tempo, degli anni?
Si sentì sola, vulnerabile come non si sentiva da molto ormai. E ne fu felice.
Non era successo nulla, andava tutto bene: era stato come guardarsi per forza allo specchio ed osservarsi senza vergogna.
Aveva ancora paura, sentiva ancora forte il freddo dell'abbandono. Capì che il suo cuore era ancora aperto, non era immune a nulla, era ancora in grado di provare ciò che di più profondo sottende l'animo umano. Si sentì adulta e bambina insieme, donna forse per la prima volta. Mise il pigiama e  s'infilò sotto le coperte, con il suo bagaglio di ricordi, con la gratitudine a chissà chi o cosa per quel sospiro di sollievo tirato poco prima, e con la consapevolezza di poter ancora amare.
Si ripromise, prima di spegnere la luce, di non vergognarsi delle sue sensazioni e di trovare le parole per descriverle, affinché non andassero mai persi dei momenti, si ripromise di non rimandare. [...]
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07 nov 2012

una lunga notte.





Strane sensazioni tutte insieme, che voglio annotare, per ricordare.

 




L'attesa per il conteggio dei voti
















la voglia di giocare, tornando indietro nel tempo, per colorare questa stagione grigia, per ricordare il sapore della cucina nella casa dell'infanzia. la voglia di concretezza e semplicità, di ricette scritte ancora a mano









Il sorriso, un po' impaurito ma molto profondo, di fronte a nuove pagine bianche da riempire. Sono passati dieci anni, mi immaginavo diversa forse... ma oggi penso che infondo sia bello ritrovarmi in me, riconoscere la stessa bambina di una volta, con gli stessi sogni...solo un po' più vicini...






Nel silenzio, nell'aria, c'è un profumo che conosco
Buona notte



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04 nov 2012

come se i [bi]sogni non bastassero mai

Sta per ricominciare tutto, ed io ho voglia di viaggio.
Sto programmando i nuovi ritmi - che saranno per forza di cose frenetici - mettendo tutto l'entusiasmo necessario, tutto quello che questa nuova esperienza così tanto attesa merita.
Ho nuove idee che stanno per nascere, le sento ma ancora non le vedo con chiarezza. Cerco continuamente nuovi stimoli, prendo nuovi impegni da incastrare tra i vari "doveri", che saranno comunque rivolti alla [ri]costruzione di questa nuova me, più vicina alla CLà che vorrei. Il tempo non mi basta e tutto deve ancora iniziare.
Il problema, oggi più chiaro che mai, è che non si è mai fermato niente. E prima ancora di iniziare, sono già stanca.
Ho bisogno di cercare l'autunno in una terra diversa, o di vedere la neve o sentire il freddo acuto, che tanto m'infastidisce ma insieme m'affascina, lontano da qui. Ho bisogno di un vento nuovo, per cercare di capire cosa mi manca. 
Serve una pausa dai soliti ritmi, dai soliti visi, dai "problemi" di tutti i giorni. Serve per regalare al tempo nuovo che mi aspetta un sorriso pieno, vivo, abbinato ad occhi curiosi, e non stanchi come quelli che ho adesso. Un viaggio per il corpo e per la mente, per gli occhi, per la curiosità e, perchè no, per il cuore.

Ora, con questo nuovo bisogno più chiaro, ho un sogno in più da aggiungere alla lista.


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10 set 2012

Settembre: fuori tempo/fuori dal tempo

Essere fuori tempo e fuori dal tempo è un bel disagio; ci sono diversi modi per accorgersene.

Si è fuori tempo quando non si riesce a dormire quando è ora, e quindi nemmeno a sentire la sveglia di mattina. 

Si è fuori dal tempo quando si ha un mal di collo che prende il via e va giù per tutta la schiena, e il calendario biologico conta solo 24 anni. 

Si è fuori tempo quando ci si sveglia verso le dieci di sera e si sente il bisogno di fare un salto alla coop per prendere gli ingredienti mancanti per la ricetta che si ha in mente. [Ovviamente si è fuori tempo anche quando si va alla coop in pieno giorno dimenticando che il burro si scioglie nel tragitto dalla coop a casa se ci si mettono in mezzo almeno cinque tappe da qualche altra parte]

Si è fuori dal tempo quando gli anni che si compiono sono meno di trenta e i capelli bianchi sono più del numero indicato sulle candeline.

Si è fuori tempo quando quotidianamente si legge un romanzo in cui il protagonista è Sostakovic per una mezzoretta che normalmente va dalle 2.30 alle 3 di notte e non si riesce ad andare avanti perché gli occhi si incrociano, a causa del fatto che - visto che si è fuori dal tempo - buona parte della giornata la si è passata a scrivere/leggere pagine e pagine che parlano di musica di qualche secolo fa.

Si è fuori tempo quando ogni settimana "è già lunedì" e poi "è già sabato".

Si è fuori dal tempo quando si sogna in disordine e poi si passano serate intere serate a cercare di dare un ordine a tutto quanto per poi capire che un ordine non c'è, perché come i bambini si sogna come capita.



Settembre è iniziato da un po', "è il mese del ripensamento sugli anni e sull'età" e in questo proprio non si smentisce mai. Per me l'anno nuovo, emotivamente, è sempre iniziato a settembre; chissà se quest'anno, visto che sono così fuori tempo e dal tempo sarà lo stesso. Io un po' lo spero, è stato un anno lungo dallo scorso settembre, quindi incrocio le dita per questo nuovo inizio, perché i ripensamenti portino qualcosa di buono; di idee e sogni ce ne sono, bisogna trovare la via giusta.

Benvenuto Settembre.
 
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16 ago 2012

buon NON compleanno a me.

Facciamola breve: sono le 2.38 di notte, quindi è già il 16 agosto e domani a quest'ora avrò già compiuto 24 anni. [Sì, in realtà sono nata alle 9.10 del mattino ma poco conta..dopo la mezzanotte è già il giorno dopo, dunque...] 
Oggi così sembra essere l'ultimo giorno di questi miei 23 anni. Che dire? Bel casino. 
Compio 24 anni e ancora non ho capito bene che scelte fare, dove andare, cosa voglio diventare [ecc], mentre un sacco di gente della mia età sa un sacco di cose, senza forse nemmeno troppi perché.
 
Mi voglio ricordare alcune cose di quest'ultimo giorno da ventitreenne:
  •  sono le 2.42 di notte, quindi vuol dire che so ancora tirare tardi e che le cose si sistemano
  •  la mia mente è piena di dubbi, ma la strada di casa riesce ancora a cullare i miei sogni, quindi vuol dire che c'è ancora spazio per le speranze
  •  il mio cuore è curioso, la mia anima fragile, il mio sguardo sincero, quindi vuol dire che ho qualcosa da scoprire e qualcuno da vivere

Mi voglio ricordare alcune cose di quest'ultimo giorno da ventitreenne che è iniziato da poco e che s'apre con la notte: la più importante è che più che la paura di sbagliare di nuovo tutto, più che l'angoscia per un anno finito, più che l'amarezza per gli obiettivi che compiono ormai dieci anni e hanno così cambiato volto, c'è la sensazione speciale che ho addosso sapendo di aver imparato di nuovo da poco e proprio in quest'anno da ventitreenne a sognare ad occhi chiusi, ancora sveglia a letto, fino all'attimo prima di addormentarmi. [ e la consapevolezza che per fortuna non l'ho imparato da sola - forse non sarebbe stato possibile - ]

Buon non compleanno a me.
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09 ago 2012

[promemoria/2]

Quando mi fermerò dovrò guardarmi indietro. 
Fino ad ora non l'ho fatto, non in maniera approfondita almeno. Ciò che ho visto dietro di me l'ho visto d'un colpo, come fosse stato uno schiaffo. Ed ora, per quello schiaffo, sono costretta a muovermi di corsa.
Ho un po' paura di quando mi fermerò, così provo a non pensarci oppure provo a pensarci facendo sogni di bambina... i miei sogni di bambina sono sempre i soliti, e da uno di quei sogni ho imparato che non sempre avere troppe aspettative porta una delusione. 
Così stasera mi fermo un attimo e prima di dormire provo a dare libero sfogo, giusto per un minuto, alle mie troppe aspettative: non si sa mai che poi la realtà superi i sogni.

http://youtu.be/6JEdf7XsV5g
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27 lug 2012

Hoodoo Lady Blues

Il Blues è una condizione. 
Io non lo so se ci si nasce, col Blues, oppure se lo si incontra in qualche via scura nella strada. 
Non si può dire che sia una necessità, il Blues, perché spesso sarebbe bello non averlo addosso... è come una mano che ti stringe il polso, e più tu provi a camminare veloce per allontanarti da lui, più fai fatica perché sei costretto a trascinarlo con te. Il Blues ha il suo passo, ha il suo giro che a ogni turn around sembra infilare un dito dentro a una ferita aperta: non si può rimanere indifferenti. 
Dunque il Blues è una condizione per questo, una condizione quasi fisica, somiglia a quei rapporti malati pieni di litigate e magari anche qualche schiaffo da cui però non si riesce ad andarsene. Quando il Blues ti costringe ad andare al suo passo, il respiro cambia, non ci si può più difendere perché ha lui il comando. Non so se il Blues ce l'hai addosso da quando nasci, ma infondo penso di sì perché ha un sapore lontano che conosco da sempre. Il Blues è una condizione, che si studia ma non s'impara: o ce l'hai o no, ed è per questo che è così difficile da spiegare a chi non lo sente addosso.
Spesso questa condizione diventa una necessità, quando si ha bisogno di trovare un'espressione. Altre volte invece è solo un fantasma, da cui si tenta di scappare invano. 

E' una magia, una magia nera. [...]
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09 lug 2012

in vino [?] veritas

"In vino veritas". E in spritz? Grazie al cielo (o a chissà ché) esiste il caffè, quintali di caffé. Ed è col caffé che voglio inventarmi qualcosa, magari stanotte quando torno.
 

Il colore di stasera è l'arancione. L'arancione dello spritz, del mio smalto, dei miei pantaloni (che non si sa di che colore siano, stasera dico arancione domani magari dirò..corallo?!). Beh questo colore è quello delle risate e dei dieci minuti seri che portano a pensieri esistenziali che mi trascinerò dietro per tutta la sera.

Quest'ansia che sento adesso non sembra cattiva come al solito. Lo scrivo per ricordarlo.
Infondo è per questo che si scrive, no? Per ricordare.
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05 lug 2012

la buona notte

[...] Le accarezzò il viso e le disse che finché le fosse stata vicino non avrebbe dovuto preoccuparsi; quello che non le disse è che presto non ci sarebbe più stata nessuna buona notte e che non sarebbe più stato possibile dividere le ansie e cancellare le paure.

E così era stato. La buona notte era sempre il momento peggiore, perché una stanza buia può sembrare tanto stretta da soffocare, ma anche enorme e desolata, come il vuoto dentro.
Non c'era più niente da dire. C'era solo da fare, fare, fare.
Si viveva così, e si poteva anche dirsi soddisfatti - a rigor di logica - del lavoro compiuto, dopo così tanto tempo.

Ma la notte faceva ancora paura, e non c'era più nessuno a cui spiegarlo. [...]


http://youtu.be/sweetbabyjames
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13 giu 2012

[CambioColoriClà]

Ho cambiato colori. 

E' come mettere un disco nuovo e imbustare il vecchio 33 giri. 
E' come mettere la puntina sul primo solco del vinile e prendersi il tempo per ascoltare. 

C'è tutta una musica che ancora non conosco dentro di me. Ho messo il nuovo disco, spostato la puntina e sono pronta per prendermi il mio tempo, per ascoltare.

Ho cambiato colori per ascoltare [ed ascoltarmi] meglio, per gustarmi il tempo, per dare spazio al presente.

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29 apr 2012

[ ELENCO #1 ] in una giornata difficile

A - apatica
B - beige
C - Claudia
D - demoralizzata
E - eclettica
F - fiacca
G - grigia
H - (heavy)
I - inflessibile
L - lenta
M - mediocre
N - negativa
O - originale
P - paranoica
Q - quadrata
S - sola
T - tenera
U - utopista
V - vuota
Z - zeppa
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22 mar 2012

un incontro

Le parlo e vedo nei suoi occhi una malinconia che è così profonda da non appartenere al tempo.
L'ascolto mentre la sua voce stenta ad uscire, interrotta dalle lacrime che scivolano sulle guance pallide, e strisciano lentamente, quasi a tagliarle. 
Con fatica racconta cosa l'ha portata fino a qui, cosa nasconde dietro al suo sorriso o nel suo modo di gesticolare, così spontaneo. Il suo è un percorso in salita e da come parla sembra di capire che non vede ancora la cima: racconta che a volte crede d'aver smarrito il sentiero e teme di perdersi.
Sembra una donna, per l'intensità dello sguardo, la profondità dei gesti e la scelta meticolosa delle parole, ma è rannicchiata come una bambina impaurita, la sua voce trema. 
Usa la penna con fare a volte nervoso, a volte sognante: la preme sul foglio ed immediatamente dopo si lascia trasportare, con un tratto leggero. 
Se parlare non le riesce semplice, nello scrivere invece trova il modo più vero per esprimersi, la maniera più chiara per spiegarsi:


China, sacrificata come una pianta
piegata al volere del vento 
aspetto che la tempesta passi.

Radici a terra
rughe marcate:
anziana signora
perchè resisti?

Respiro profondo
sguardo al cielo
sfida ai colori,
inno alla rinascita

Di nuovo la primavera.




Sul foglio schizzi di disegni mancati, senza alcuna tecnica. Ha imparato a cercare le parole ascoltandole, così come sta cercando di imparare a cercare sé stessa ascoltandosi.

Le parlo e vedo nei suoi occhi una malinconia densa: ha la pelle arrossata dalle lacrime asciugate dal vento. 
La guardo, ora senza parlare. 

Ha chiuso gli occhi e nel sonno è di nuovo una bambina indifesa, ancora non sa d'esser già donna.



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01 mar 2012

in my girlish days

Quanto pesano i sogni?
Parlo di un peso quasi fisico, reale, come un masso che preme sul petto o forse più come una grande pietra che blocca una porta che potrebbe spalancarsi verso non so cosa.
Quanto lavoro sta dietro a un sogno? 
I sogni assorbono tutto! Gli occhi restano aperti fino a tarda notte, la mente in movimento vaga in maniera disordinata alla ricerca della soluzione giusta per chissà poi cosa. Le persone disordinate come me nelle cose concrete, le persone che come me più hanno spazio più tendono ad occuparne, forse possono capire meglio cosa intendo: il pensiero rivolto al sogno agisce esattemente allo stesso modo di tutti gli oggetti che incomprensibilmente si spargono ovunque. Tante volte - forse ancor di più nell'ultimo periodo - avrei voluto spiegare ad altri come mi sento quando non riesco a smettere di pensare, perchè quando dico "non dormo perché non riesco a smettere di pensare" tutti mi guardano straniti - d'altronde, come dargli torto? -
Per spiegare una cosa così complessa serve un esempio semplice
, è l'unica soluzione: la mia mente somiglia alla mia scrivania; traduzione: c'è un enorme casino, a più strati e in ognuno di questi strati ci sono un sacco di cose che m'interessano.
Se dovessi mettermi a riordinare troverei più o meno gli elementi che abitano i miei pensieri: foto, ritagli di momenti passati, libri, libri, libri e tante vecchie canzoni (che contengono a loro volta chissà quanti e quali sogni!). Ci sono poi un sacco di fogli, alcuni scritti altri - tanti - ancora bianchi: significa che c'è ancora un sacco di spazio!
Di certo chi sogna molto dorme poco, questo è punto fermo. Da qualche parte bisogna partire, darsi qualche certezza. Magari a 23 anni qualcosa di più solido non sarebbe male...
Io però, per adesso so solo che è arrivato marzo, ho accumulato un sacco di libri - ovviamente ne sto leggendo più di uno per volta - , le giornate di sole come sempre mi emozionano e i colori del mattino presto mi stupiscono. Nel lungo inverno che è ormai alle spalle ho fatto un bel po' di confusione ed ora mi ritrovo a spolverare vecchi progetti che sembrano nuovi, ma hanno quel profumo che già conosco e mi dà un po' di sicurezza - non troppa però! - . 
I sogni sono molto pesanti e comportano molto lavoro, quanto non so dirlo. Così come non so quante notti ho passato sveglia a pensare, quanti viaggi a scrivere, quante lacrime versate, quante paure vissute. Ma cosa importa?
Io so solo che è marzo, che ho bisogno di qualche piccola certezza per tenermi in piedi e come  sempre la cerco negli "oggetti" che stanno da chissà quando alla base della "scrivania" e forse, paradossalmente, sono quelli più fragili.
Vecchie abitudini [ o meglio vecchie necessità ] indispensabili per attraversare questi miei "giorni di ragazza".

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