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21 nov 2013

Aleida e la Storia


Aleida era affascinata dalla storia. 
Affogava il silenzio della sera in un ampio calice da vino rosso, sempre mezzo vuoto: tre dita di vino le duravano una sera. "Mai versarsi più di tre dita di vino" le avevano sempre detto, insegnandole quello che avrebbe dovuto fare una donna; in realtà Aleida avrebbe dovuto apprendere che una donna non dovrebbe mai farsi versare più di tre dita di vino, ma questa era un'altra questione. Sorseggiava quel porpora profondo spesso seduta accanto alla sua gatta, che ogni tanto si svegliava a causa del fruscio - probabilmente a suo parere pungente e acido - delle pagine del libro voltate l'una dopo l'altra.
Non le importava se si trattasse di avvenimenti che avevano segnato il tempo per interi Paesi oppure di piccoli passi nella vita di un solo uomo, era lo scandire del tempo, l'avvicendarsi dei fatti ad affascinarla. Immergeva lo sguardo in quelle pagine con la stessa meraviglia con cui annusava il profumo del vino.
 

Un insieme di se si creava nella sua mente ed andava a disegnare mondi diversi, storie diverse per lei, per il suo passato, presente e futuro. Se fossi stata figlia di altri genitori, se non avessi mai camminato a piedi scalzi nei prati nelle sere d’estate, se non avessi mai ricevuto in regalo un fiore di campo o una pannocchia, se nel mio paese non ci fosse l’inverno freddo, se non avessi mai visto la neve; se fossi nata prima, se avessi visto la guerra o la rivoluzione…
Avrebbe potuto continuare per ore, ad ogni se una storia, tante possibilità.
Appena si svegliava da quel lungo viaggio immaginario senza limiti di tempo e spazio, spesso il vino era finito e anche alla notte non restava molto da vivere.
Era quasi l’alba di un nuovo giorno, di una storia ancora da costruire.
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06 nov 2013

Ricetta di un antico rimedio antistress

Ricetta consigliata in casi di poca produttività/ poca concentrazione/ troppe paranoie.
Indicata per soggetti di qualsiasi età .
- un paio di scarpe da ginnastica
- una lista di canzoni che non facciano troppo pensare
- qualche centinaio di passi uno dopo l'altro
- sole autunnale, che scalda poco la pelle ma ravviva il cuore
- occhiali da sole
- una buona dose di respiri profondi
- macchina fotografica (meglio se analogica, leggera e semplice semplice)
- qualche spicciolo* in tasca
- le strade di casa

Il tutto crea risultati sorprendenti anche in meno di  un'oretta di tempo; dunque è una ricetta consigliatissima!




* gli spiccioli in tasca sono serviti perchè camminando tra le strade di casa può capitare di incontrare un'amica in macchina e di andare a prendere il gelato (sì, a novembre) nel paese vicino, perché qui di gelaterie non ce ne sono! Che meraviglia gli incontri casuali!




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01 nov 2013

"prendo e vado" [torno subito!]

Oh, è passato Halloween ed io non ero vestita da mostro o cose del genere...che peccato! (e che novità!)
 
Oh, oggi è venerdì ma è "festa" e quindi si pranza tutti insieme parlando dei fiori al cimitero...che gioia, che giubilo!

Devo ammettere che questo ponte non mi ha mai regalato grandissime gioie, se non un paio di anni fa, quando con alcuni cari amici ero andata a riscoprire Venezia - visitata anni prima in giorni di pioggia -. Di bello poi c'è stato anche che quel viaggio s'è trasformato - un anno dopo - in una mostra fotografica in una libreria di Piacenza che adoro, BookBank - libri d'altri tempi 
[qui sotto alcune foto dei preparativi e dell'inaugurazione]

la scelta delle foto



 



 






Beh, allora non lo sapevo, ma in futuro avrei fatto molta fatica a ritagliarmi del tempo per "prendere e andare". Non siamo bravi a "prendere e andare": quest'estate sono rimasta a casa, per un motivo o per l'altro non sono andata da nessuna parte, devo ammettere che tra i motivi il capofila era un gigante senso del dovere che poi non ha nemmeno dato grandi risultati. Tra Venezia e il nulla c'è stato Parigi, a marzo, viaggio stupendo ma breve, nel bel mezzo delle scadenze del Conservatorio che nei pensieri non mi avevano mai abbandonata.
Dalla prossima settimana ricomincerà tutto, avanti e indietro casa-Milano, giornate infinite di corsi uno dopo l'altro senza pausa, esami da preparare, consegne... rispetto all'anno scorso, ora so cosa mi aspetta e - per quanto sia felice delle scelte fatte - ho ben chiaro dell'enorme quantitativo di energie che dovrò tirar fuori (chissà come) per affrontare il nuovo anno accademico.

Beh, per tutti questi perché, oggi pomeriggio - nonostante tosse estrema e febbre in agguato - io e Matteo andremo a passare una serata serena e senza troppi pensieri in montagna, nella bella Val d'Aveto. Meno di 24 ore per prendere fiato, guardarsi attorno e mettere davanti a tutto - come priorità - la calma e la serenità delle piccole cose semplici.
Questo mi ripropongo per l'anno accademico in arrivo: mancar meno di rispetto a me stessa, ascoltare di più i miei bisogni ed essere più tollerante. Sarà un anno importante, in cui - non so come - dovrei capire cosa immaginare davvero  per il mio futuro. 

Per ora "prendo e vado", domani torno, per ripartire da me.

                                                                                                                             • Clà •                             
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30 ott 2013

#worldszelda [barcollo ma non mollo]

Il blog latita. Le idee scalpitano, ma sono ancora troppo disordinate dunque non posso parlarne, posso - anzi devo, ehm..dovrei - solo dedicargli tempo.
Un appuntamento a cui cerco di non mancare è quello con worlds, di cui ho già parlato più volte. Anche la scorsa settimana ho mandato il mio racconto e proprio oggi è uscito il favoloso pdf gigante che Camilla confeziona per noi...qui worlds - kit #6 è possibile scaricarlo e curiosare tra gli inidizi per la prossima settimana.

Ecco le mie parole, messe in fila dopo averle scovate tra un indizio e l'altro dello scorso kit:

foto da http://zeldawasawriter.com/






Colazione

La tazza,senza manico con un disegno sbiadito che forse una volta somigliava a una giraffa,la trovava già sul tavolo.Il sonno era così denso da non saper quasi distinguere i contorni degli oggetti della casa in cui da sempre vivevano,ma che non gli apparteneva.Non c'erano scale da scendere, né persiane da aprire:le tapparelle erano già alzate e il sole giocava a nascondino con la magnolia di fronte alla cucina.
Versava lentamente nella tazza il latte riscaldato poco prima,le sembrava buonissimo:forse conteneva la dolcezza di un rapporto destinato ad avere poco tempo.Inzuppava i biscotti più volte,su e giù come uno yo yo,fino a quando diventavano morbidissimi,desiderava che quel momento così dolce durasse a lungo.
Prima di uscire giusto due parole sotto al “buongiorno,ti voglio bene”scritto sul post-it,un semplice messaggio che -ancora non sapeva-avrebbe rimpianto per tanti anni.
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20 ott 2013

morale della favola / 3

Ci sono settimane più difficili di altre, e questa è stata una di quelle: mi sembra che sia durata almeno un mese, ha il peso di uno di quegli anni densi, quelli in cui il 31 dicembre brindi pensando tra te e te "speriamo che non si ripresenti un anno del genere".
Non starò a spiegare i mille perché, infondo non saprei nemmeno farlo; di fatto non è successo nulla di veramente brutto, e questo è l'importante.
Da questa settimana ho imparato: ho imparato che non importa che non ci si dica certe cose, se quelle si sanno, si percepiscono negli sguardi e nei gesti; ho capito come per l'amicizia non siano importanti i km che separano le persone, perché la tecnologia aiuta e le parole salvano; ho ritrovato però, contemporaneamente, il piacere di un abbraccio stretto, delle chiacchiere davanti a uno spritz o a una tazza di tè; ho apprezzato i sorrisi di un gruppo di amici che inizia una nuova avventura e gustato la felicità di chi per me ha il posto più dolce, sicuro e importante nel cuore.
Sento ancora il subbuglio di giorni strani addosso, ho le spalle pesanti e la schiena rigida, ma se guardo indietro, in questa ruvida settimana trovo molti momenti dolci.
Che sia una bella domenica, che arrivi una nuova settimana, breve ma intensa.











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10 ott 2013

Aleida.

Aleida era il suo nome.

Aleida non credeva a nulla di quello che le era stato imposto da quand'era bambina: non credeva che fosse obbligatorio mangiare tre volte al giorno, dormire di notte, dare del lei alle persone più adulte o con la cravatta più stretta. Non credeva che bastasse dire dieci Ave Maria per levarsi di dosso i peccati e - a voler ben guardare - non credeva neppure che molti di quelli che si trovava costretta a confessare fossero peccati; non credeva al paradiso e all'inferno, alla possibilità di rivedersi tutti dopo da qualche parte né a quella di vagare nel tempo osservando il proprio passato che si trasforma in presente e futuro. Aleida non credeva a niente.
 
Poi c'era il vento, quella era un'altra storia. Il vento aveva carattere, come lei. E cambiava d'umore. Improvvisamente il vento ribaltava le sorti della natura, sovvertendo l'apparente staticità dello spazio. Il vento somigliava a qualcosa che lei sentiva dentro: all'ansia troppe volte inghiottita dalle maschere quotidiane, alla spinta dei sogni, alla fatica. 
Aleida allora, nelle notti di vento, credeva. Credeva che non fosse tutto così orrendamente logico, che non ci fosse sempre un prima e un dopo, un giusto e uno sbagliato, un sì o un no, un "ora o poi sarà tardi". Alla natura tutto era concesso, a lei bastava farsi cullare dal suono di quella che tutti avrebbero chiamato "tremenda raffica di vento" per trovare la forza di immaginare un altro domani.
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07 ott 2013

sette ottobre - #worldszelda2013

Stavo per arrivare in ritardo alla scadenza del secondo kit di #worldszelda2013, così appena tornata da Milano mi sono messa a scrivere. 
Oggi è il sette ottobre, un sette ottobre più che mai autunnale; tra gli indizi del secondo kit c'era una scatolina di macarons Ladurée, che mi ha portata con la fantasia a Parigi: la città si è subito mischiata al ricordo che questa giornata inevitabilmente porta con sè, così le parole sono scivolate in fretta sulla carta:
Oggi è il sette ottobre. Ci sono stati ventuno sette ottobre, alcuni dei quali per forza di cose non li ricordo. Guardo la tua foto a Parigi, non avevi nemmeno trent'anni; la scorsa primavera a Parigi ti ho pensato, ho immaginato le tue speranze per il mondo, ho visto le tue mani ruvide, mani di un uomo semplice dalla mente profonda e dal cuore sincero. Mi hai insegnato il senso di vuoto e la malinconia, mi sono appoggiata alla tua voce per poter spiegare sogni e paure. Ma tu nemmeno lo sai. Osservo le stampe dei tuoi quadri e la tua foto, di fronte a un muro di libri: ci somigliamo infondo. Mi hai regalato la musica, la curiosità per il viaggio; così ogni sette ottobre affondo nella nebbia di questa pianura che ho sempre chiamato casa e intimamente penso che ci di certo saremmo piaciuti, forse per questo ancora – come sempre – mi manchi.
Augusto Daolio a Parigi, nel 1976. Foto tratta dal libro "Augusto con gli amici"


Questo esercizio di scrittura creativa sta di volta in volta scavando infondo alle mie emozioni, ed io non posso che esserne felice.

                                                                                                                                                 • Clà •

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