27 feb 2013

febbraio, il primo mese di giochi!


Giocare coi colori mi ha aiutata a sistemare momenti grigi di questo mese, continuerò con questo gioco e alla fine del post ci sarà il colore di marzo, sperando che il prossimo mese porti più sole con sé, sia nelle giornate che nei pensieri, aiutandoci a rimboccarci le maniche.


Clelia si è subito adeguata all'idea di adottare l'arancione per un mese :)





Ho questo bamboo da diversi anni [no, non è finto e non è mai morto!] ed è sempre stato in questo vaso arancione, cambiando stanze e anche case!



Adoro le candele e ovviamente non ho resistito a comprarne un'altra...del colore giusto!


Layla ha una nuova coperta preferita,starà giocando anche lei coi colori?








Questo mese ho cambiato dopo 11 anni la macchina del caffè, comprando la Mokona che desideravo da tanto tempo. La moka Bialetti più piccola, quella tradizionale, mi ha accompnata in alcuni mesi molto strani della mia vita, alcuni anni fa,ogni tanto la uso ancora. Vedere questi due oggetti vicini mi ha fatto riflettere su come ci si possa reinventare le cose, partendo da una tradizione [riflessione ancora in corso!]




Girovagando per Milano ho trovato due oggetti [ehm...ne ho trovati molti di più ma ne ho scelti due da condividere] che sono nella mia lista dei desideri. Senza fretta, magari, chissà...!




Matteo mi ha prestato questa macchina fotografica, che già adoro, per fare un esperimento. Si vedranno i risultati alla fine del rullino sul suo blog http://fotodarifare.blogspot.it/. Io la tengo sempre in borsa ed ogni volta che la tiro fuori non posso fare a meno di sorridere.








Il colore del mese di marzo l'ho scelto proprio grazie a questa Ferrania, sarà quindi i verde acqua/azzuro..come chiamarlo? Beh, più o meno questo:




Sono pronta per ricominciare a giocare!

• Clà •

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25 feb 2013

appunti su una passeggiata verso il voto.

Ho imparato cosa vuol dire andare a votare quando ero piccola e vedevo mio nonno leggere il giornale. Ho imparato che appassionarsi alla politica non vuol dire urlare in piazza contro chi è dello schieramento opposto al tuo: quello non è fare politica, indipendentemente dal fatto che si urli seduti al bar oppure da sopra un palco. Ho capito che bisogna sedersi a ragionare, leggere più di una versione delle cose, perché se uno vuole aprire gli occhi specialmente ora può. Bisogna saper ascoltare e mandare giù qualche rospo, perché la politica non è o bianca o nera. Ho imparato che la politica non è astratta ma è un dovere civico di interesse a ciò che ci circonda, al mondo in cui viviamo, dal piccolo al grande, dal nostro vicino di casa a chi abita dall'altro capo del nostro stivale - ormai tutto da sistemare - .
La politica, mi è stato insegnato, significa interessarsi, tenere le orecchie aperte e gli occhi svegli.
È una scelta, non solo il giorno del voto. È un approccio, un modo di vedere le cose e di cercare di portarle avanti.
Ieri ho votato, mandando giù qualche rospo ma con la speranza ancora accesa, la stessa speranza che aveva mio nonno, un uomo un po' rude a cui però si illuminava lo sguardo all'idea di un cambiamento di rotta.

• CLà •
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20 feb 2013

• Milano mi abbraccia, ma la campagna mi culla. •

Nel poco tempo che riesco a ritagliarmi tra una lezione e l'altra, il mese scorso ho camminato un pochino per Milano.
Ho scoperto che:

  • anche a Milano il cielo può essere azzurro [azzurro davvero!]



  • a volte Milano ti abbraccia, quando meno te lo aspetti:



  • in città ci sono degli angoli, delle vie, in cui il colore che da sempre amo spunta fuori di colpo, sorprendendomi e facendomi sorridere [grazie, rosso!] :




Ho capito quindi che cercando bene, posso trovare qualcosa di bello anche qui, dunque continuerò su questa strada per sorridere a Milano!

Infondo al rullino scattato con la mia Sardina, ho ritrovato una foto che mi ha fatto capire [per giunta in un momento di stanchezza estrema, in cui mi chiedo chi me l'ha fatto fare di continuare ad andare su e giù dalla campagna alla città ogni giorno] perché adoro tornare a casa:




 
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18 feb 2013

Ciao, Grande Uomo

Il lunedì non è iniziato bene, lo ammetto. 
Non vorrei mai trascinare questo malumore più del dovuto.

Ho affondato le mani tra i ricordi custoditi negli album di foto di famiglia, riascoltato vecchi pezzi, quelli che hanno accompagnato la mia infanzia. Una voce, in particolar modo, mi segue da quando ero piccola (anzi, da quando ancora me ne stavo beata nel pancione!), quella di Augusto Daolio. Oggi sarebbe il suo sessantaseiesimo compleanno; ricorre oggi anche il compleanno di Fabrizio De Andrè e di mio nonno, un nonno che non ho mai avuto la fortuna di conoscere.

La figura di Augusto non è stata celebrata come quella di altri artisti strappati via da qui troppo presto, ma nella sua barba secondo me cullava un'infinita dose di poesia.
Parole semplici, timbro spettacolare, riflessioni intelligenti e acute, amore per la Vita espresso in ogni modo, scrivendo, disegnando, cantando; un sorriso sincero fonte di ispirazione per i momenti bui.






Il modo migliore per avvicinarsi a lui sono proprio i suoi scritti e i suoi dipinti, per andare al di là della figura di "cantante dei Nomadi"; ecco la sua breve autobiografa:


"Sono nato il diciotto febbraio 1947 a Novellara di Reggio Emilia, nel cuore della notte mentre freddo e brina duellavano con rami secchi di pioppie tigli. 
Sono nato al caldo e mi hanno chiamato Augusto, come un nonno che non ho mai conosciuto. Il cognome Daolio mi è stato dato da un uomo semplice e a suo modo dolce e complice. 
Dall'età di sedici anni canto in un gruppo che si chiama Nomadi, scrivo canzoni e giro il mondo. 
C'è un altro mondo dentro di me che racconto con il disegno e la pittura, lo faccio da parecchi anni e alberi, rocce, cieli, lune, ombre e altro popolano questi miei racconti. Ho esposto in giro per l'Italia, ho illustrato dischi, libri, cartoline, manifesti. Non disegno per riempire un vuoto ma per vuotare un pieno che è dentro di me e preme. Una specie di confessione, prima ad uno spazio bianco, poi ad occhi che guarderanno. 
Ho lo studio a Novellara in via de Amicis, il numero credo sia il quarantaquattro, non ho il telefono ma montagne di libri e di oggetti. 
Le notti invernali nella bassa hanno ancora il profumo delle mele sull'armadio."

 

Potete scoprire altro su Augusto visitando il sito http://www.augustoperlavita.it
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16 feb 2013

- appunti su sogni fuori tempo

Chissà che cosa cerca la gente, in questo suo continuo correre. Correre per me è contro natura, una violenza quotidiana che mi auto-infliggo senza volerlo, forzatamente.
L'altro ieri, tra una chiacchiera e l'altra al telefono, mi è stato chiesto di fantasticare su come vedrei un mio futuro indipendente (lasciando stare che l'indipendenza di questi tempi è un'impresa ardua, ai limiti dell'impossibile), e... TAATAAAAN: I MIEI SOGNI SONO FUORI TEMPO RISPETTO AL MONDO REALE! Sorpresa? Non troppo, ma devo dire che mi sono messa a riflettere e un po' d'ansia mi è venuta, complice anche l'ascolto dell'opera 34 di Schönberg* - dodecafonica ma bella, giuro bellissima, solo un po' angosciante -.
Il domandone è: come la mettiamo coi sogni? Già, perché se i sogni da bambina si sono abbandonati diciamo tra le elementari e le medie, con una consapevolezza della realtà figlia dei troppi telegiornali o peggio della tv pomeridiana, allora molti problemi sono già risolti: a quasi 25 anni sarete già laureati in economia e commercio o in giurisprudenza, pronti per qualche esame di Stato da sostenere, oppure già con un lavoro regolare e con orario fisso, trovato quasi subito dopo le superiori (giusto dopo un breve periodo di pausa per gustare il sapore della libertà post esame di maturità). Beate/i voi.
Io dopo la maturità quella sensazione di aver chiuso un capitolo l'ho avuta ed è stata più liberatoria che mai, me ne sono andata sbattendo la porta ed aprendo i libri che sognavo, così lontani dalla realtà che avevo vissuto e così vicini ai miei sogni di bambina. Sono seguiti tre anni fatti di tante cose, anche di sacrifici, anni che ho amato come si ama qualcosa che si incontra per la prima volta eppure si ha la sensazione di conoscere da sempre. Forse proprio per questo per me la laurea non è stata una liberazione ma una specie di trauma. Nel pieno di un disorientamento che non volevo ammettere ho fatto una scelta che s'avvicinava a qualcosa di razionale ed ho clamorosamente sbagliato. Sono caduta, mi sono rialzata ed ora ho ripreso le fila dei miei sogni: studio ciò che amo e le ore china sui libri pesano meno. Mi addormento spesso senza accorgermene, nel tentativo disperato di studiare quando sono troppo stanca, ma - come mi è stato fatto notare - magari in un futuro, quando avrò realizzato i miei sogni, sarà bello raccontare la fatica fatta per raggiungerli.
Dei miei sogni fuori tempo sono certa di non conoscere ancora tutto, ma alcune cose le so:
  • da bambina, anche se con un disegno poco dettagliato, avevo già chiaro in testa il mio progetto
  • questi sogni hanno bisogno di molta pazienza, che di certo non é la mia dote fondamentale, quindi posso dire che hanno bisogno di davvero tanto impegno
  • la razionalità ferisce i miei sogni, anzi, riapre ferite quasi guarite e ci versa dentro del sale
  • i miei sogni hanno un loro posto, che cresce nei miei pensieri e che necessiterá di molto lavoro e dell'aiuto di persone giuste per essere creato [ma confido anche nella buona riuscita di wuesto spazio concreto]
  • tutti i miei sogni, tutti quanti, anche quelli più "banali" hanno un legame con la materia che ho chiesto di studiare quando ancora non sapevo leggere

È bello pensare che istintivamente avevo già scelto a 5 anni e mezzo, è come se tutto fosse dentro di me, quindi sicuramente avrò le forze per capirlo e realizzarlo.


Sì, i miei sogni sono fuori tempo [non mi trovo bene nelle grandi città che corrono, non amo la confusione ma solo la buona compagnia, adoro "perdere tempo a tavola" e fare un sacco di altre cose "inutili"] ma forse ho capito che conviene assecondarli.



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13 feb 2013

"stanze di vita quotidiana"

"Stanze di vita quotidiana" è un album di Guccini del 1974, molto particolare. Diversi dei pezzi sono stati riproposti live nella maggior parte dei suoi tour, ma di certo non è l'album più frequentato dai fans. Ognuno dei brani inizia il suo titolo con la parola Canzone, parola scritta con la lettera maiuscola non a caso. 
Non è questo il momento per mettermi a scrivere seriamente di quanto la storia della musica italiana sia legata alla Canzone d'Autore, e a quanto il presente di questa storia mi faccia rimanere quanto meno perplessa (che diplomatica che sono...) ; diró solo che in questi giorni in cui sono chiusa in casa a studiare (ovviamente musica,come sempre) e la sera per la prima volta devo seguire il Festival di Sanremo con sguardo critico, in prospettiva di un lavoro interessante verso cui sono curiosa ed entusiasta, mi sto facendo molte domande su come sia cambiato tutto.

Probabilmente mi prenderò altro spazio e altro tempo per buttar giú qualche riga meno di fretta, ora lascio solo qualche scatto di questi giorni che altrimenti potrebbero sembrare svaniti nel freddo biancore della neve. Ecco le mie stanze di vita quotidiana.


merenda e studio in controluce
eccomi in modalità critica selvaggia - molto casalinga -

meravigliosi colori che tengono compagnia



riserva di graffette colorate, per fermare fogli e pensieri

layla






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10 feb 2013

una notte e un giorno.

Ritagliamoci un giorno.
Io scelgo questa notte, per aspettare la neve con te.
Tu prenditi un giorno per me, fa il modo che sia domani.

Costruiamo un pupazzo con la neve che scende da solo dove tu sai: mettiamogli gli occhi a bottone, per il naso una carota, e la tua cuffia. Prendiamo un bastone, anzi una pala, e mettiamogliela in mano. E se le mani non le ha, immaginiamole! Costa così poco!
Lo senti il freddo sulle mani? Un po' di neve, non si sa come e perché, entra sempre dai guanti.
Ma non importa...giochiamo ancora un po', è bello sentirti ridere.

Sappiamo che è ora di rientrare, ma non riusciamo a dircelo... e tutte e due sappiamo perché.
Gustiamoci insieme il nostro pupazzo che sembra guardarci, col respiro appanniamo il vetro della finestra su cui vedo l'impronta della punta del tuo naso.
Sento il tuo profumo; e una giornata non basta.



Non basterebbe, ma sarebbe meravigliosa.



• CLà •



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08 feb 2013

il peso di una giornata

Ecco alcune cose che possono far sorridere nonostante la sveglia prima delle sei del mattino:

- un messaggio di buona notte letto come buon giorno

- la moka giá pronta (basta solo accendere il fuoco)

- i colori dell'alba che appaiono prima lentamente e poi d'un tratto

- il pensiero ai momenti sereni del giorno prima

- il messaggio di un'amica (che oggi nel viaggio in macchina mi è mancata molto!)

- il freddo sulla pelle che pesa meno del sole

- i sogni grandi e piccoli, a lungo e a breve termine

- il pranzo prima di mezzogiorno seduta per terra nel cortile, ovviamente al sole


- la consapevolezza che la fatica di questo lungo periodo è finalizzata alla realizzazione di un sogno, che infondo è quello che custodisco fin da bambina



Il peso di un giorno non si misura solo guardando anche la stanchezza sulle spalle, ma anche [e soprattutto] il sorriso che viene da dentro.


• CLà•










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06 feb 2013

buon compleanno! giochiamo?


Sai cosa c'è? Io i compleanni, i miei compleanni, non li ho mai capiti bene. A volte l'idea mi piace, altre no; ma ad ogni modo, quando arrivo al giorno del mio compleanno generalmente faccio finta di niente. Anche questa volta, per questo compleanno, è successo così: avevo buoni propositi, idee sorridenti ma poi...boh

Stasera però, davanti a una buonissima birra, io e una delle mie più care amiche ci siamo scambiate i ragali di Natale ed è stata una serata in cui il significato della parola serenità è stato davvero chiaro.
Sono in ritardo, ma non importa, non mollo l'idea di farmi un regalo, di iniziare il gioco che avevo in mente per sorridere a questo primo anno del blog, che ha cambiato colori proprio come me, ha cambiato tono, proprio come i miei pensieri.

Il gioco che avevo in mente è un modo per cercare i colori anche nei periodi no: sceglierò un colore al mese e sul finire del mese stesso vedrò cosa è successo tra me e quel colore, quante e quali "cose" avrò trovato di quel determinato colore sul mio cammino?
Un mese, un colore. Quindi 11 mesi da qui alla fine dell'anno, dunque 11 colori. Riuscirò a trovare 11 "cose" ogni mese? Chissà, inizio pian piano, un passo per volta e come sempre i programmi possono cambiare in corso d'opera...come nei giochi dei bambini le regole si creano spontaneamente e vale un po' tutto!

Il colore per questo febbraio è l'arancio, quanti ne troverò?

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04 feb 2013

una domenica tra le strade di casa

Ieri era domenica, ed io, che sto imparando ad affrontare meglio quello che da anni considero il giorno più "inutile" della settimana - e conseguentemente quello speso peggio - mi sono gustata il profumo dei gesti semplici di chi per una vita intera si è sempre preso cura di qualcun'altro, mia nonna. Non so come fossero le strade di questo paesino nel 1932 quando lei è nata, ma dai suoi racconti, sempre lunghi e pieni di divagazioni incredibili, riesco ad immaginare le case, i colori sbiaditi, le scarpe bucate di chi muoveva i suoi passi nel dopoguerra per le strade del posto che è da sempre casa mia.

Scavare nel passato non è un'esigenza chiara, uno di quei bisogni che si manifestano quasi di colpo, magari in risposta a giornate grigie o a momenti senza perché, come ad esempio mi succede quando mi infilo il grembiule e affondo le mani tra uova, latte e farina; scavare nel passato è un'esigenza intrinseca, un bisogno simile a quello che mi ha fatto scoprire e mai più lasciare la musica. Qualcosa che non si spiega, si fa e basta. Anche senza volere, anche se fa soffrire, arrabbiare, piangere.
"La malinconia non è uno stato d'animo" diceva  Guccini, ed io non posso che essere d'accordo. Quando si va alla ricerca del passato, specialmente delle proprie radici, si scopre che la malinconia è semplicemente un gesto, un momento, uno sguardo che resta. Non è triste, come tante volte si tende a descriverla, né tanto meno negativa.

Ieri  ho incontrato la malinconia nello sguardo di mia nonna mentre parlava del significato di oggetti tirati fuori dal fondo di larghi cassetti, una malinconia dolce e sincera, cullata dal tono della sua voce sempre squillante, incrorniciata da un sorriso spontaneo. Ho immaginato i suoi capelli rosso ramato intrecciati, il portamento di mio nonno ancora giovane, mi sono emozionata ascoltando il racconto del loro fidanzamento; ho ascoltato attenta i legami di parentela che mi legano a persone di cui conosco solo il nome,  ho ripercorso il tempo, la storia di queste famiglie di lavoratori instancabili da cui vengo, guidata dal susseguirsi delle parole, fino ad arrivare a ritratti di volti di cui non possediamo nemmeno una fotografia. Ho immaginato la guerra scivolare rapida e terrificante per queste strade a cui sono così affezionata, ho tirato un sospiro di sollievo ad ogni lieto fine; ho dipinto nella mia mente diversi visi, ognuno con un particolare, ognuno con una voce, uno sguardo, un segno che mi permettesse di renderli famigliari, quasi ad arrivare a trovare in me delle somiglianze con alcuni di loro.
Affondo le mie radici in questa famiglia così autentica, piena di storie, piena di perchè, e ne sono felice. Mi piace pensare che ciò che tanto ho amato di mia madre fosse prima in qualcun'altro, che quello spirito libero, quel sorriso, quel carattere, siano nati tra queste strade chissà quanti anni fa e che ora sia io, almeno in piccola parte, a portarli avanti.


La primavera a piccoli passi sta arrivando, ed io la sento già dentro da tempo, una primavera che viene da lontano.

Apro il cuore alla curiosità. Mi sento fortunata.



• CLà •



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03 feb 2013

• buongiorno •

Buongiorno e buona domenica! Finalmente stamattina c'è il sole ed io ho passato uno di quei sabato sera da ricordare: a letto dalle 23.30, ma con più di due ore di sonno precedenti, ovviamente sul divano! 
Un buon inizio di giornata è l'ideale per cullare nuove idee ed organizzare nuovi progetti... Clelia è in gran forma ed io voglio prendere esempio da lei! 






» tanti sorrisi «


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