14 mag 2012

milano: istruzioni per l'uso /4

La dura impresa del lunedì


Oggi Milano non voleva lasciarmi andare, le strade si sono inspiegabilmente avvolte in un gomitolo che nemmeno il gatto più astuto avrebbe potuto srotolare! E io ero lì in mezzo, brutto affare. 
E' stato un lungo lunedì: se alle 9.30 del mattino ti accorgi che la "Critica della ragion pura" non è sufficiente per chiarire alcuni concetti e  servirebbe la "Critica del giudizio" - che ovviamente è a casa - , allora sei nei guai. La mossa giusta in questi casi è chiudere i libri e dedicarsi ad altro. Beh, io non l'ho fatto e il mio lunedì mattina - iniziato con la drammatica scoperta di aver dimenticato il cappotto a casa ed essermi messa la maglietta al contrario, entrambe le cose poi brillantemente risolte grazie alle innumerevoli risorse presenti nella mia macchina -  è diventato pesante quanto la borsa di carta col fondo quasi spaccato dal peso dei nuovi libri per i prossimi esami, che saranno i ladri di tanto del mio tempo libero. Il tempo "libero" lo passo in auto mentre guido, ed anche questo non è un bell'affare, perché si pensa troppo. Sono rimasta intrappolata nel groviglio delle strade milanesi tornando verso casa, e quel tempo "libero" si è trasformato in una tortura piena di paranoie, che sembrava non finire mai. Quando nessuna delle canzoni dell'ipod - e dei cd - si adattano alla situazione allora vuol dire che questa è davvero estrema: o troppo bella, tanto da non aver bisogno di musica (cosa davvero rara!), oppure da crisi di nervi, per cui anche il minimo suono non può che peggiorare la situazione.
Da questo lunedì però ho imparato alcune cose: 
  • se prima delle 10 del mattino ho bisogno di più di un libro e un quaderno di appunti per chiarire un concetto, è giusto smettere di studiare
  • se si sbaglia strada allora è meglio perdersi del tutto e usare il tempo "libero" per trovare posti nuovi - e non rimanere incastrati in tangenziale!- 
  • se Radio Capital passa Pino Daniele quando riprovo ad accendere la radio credendo di essermi calmata, allora è un brutto presagio
  • una carbonara e un buon bicchiere di rosso risolvono molte cose

Consigli utili per sopravvivere al lunedì milanese - e forse non solo al lunedì! -
Buona notte!

Ah, dimenticavo: è fondamentale non guardare mai quanto poco tempo manchi al suono della sveglia, se non ci si vuole addormentare col broncio!

Read More

12 mag 2012

tutta la famiglia

Da anni stavano seduti alla stessa tavola, compiendo gli stessi gesti:
"passami il pane"
"bevi una birra?"
Cenavano uno a fianco all'altra, a volte commentavano le notizie del telegiornale, altre volte al "com'è andata oggi?" seguivano pochi, scarni racconti di qualche episodio della giornata. Da diverso tempo i giorni da raccontarsi erano più d'uno, ma le parole erano sempre quelle, se non meno. 
Dopo aver cenato si aiutavano come avevano imparato a fare, come lui aveva insegnato a lei, prima che lei si trasformasse nella madre di quell'uomo sgretolato dalla solitudine. Aveva ancora molto da insegnarle e lei era una buona osservatrice: aveva imparato a scrutare le pieghe dello sguardo nei lunghi momenti di silenzio. Il suo modo di gettarsi sulla poltrona o sul divano spiegava tutto di ciò che aveva dentro e che, ovviamente, non avrebbe mai nemmeno iniziato a raccontare. Profondi sospiri pesanti, densi, scuri.
Da bambina lei lo guardava da lontano, li separavano troppi centimetri, lui sembrava un uomo delle fiabe e un po' così era rimasto: misterioso e saggio. 
Ora lei sapeva cogliere la saggezza anche nei suoi dubbi, nelle lunghe pause prima di dare un parere che sembrava nascere da uno sforzo, quasi da una costrizione; lei vedeva la saggezza in quelle mani affusolate, nella maschera che lui indossava ogni mattina da anni stringendosi al collo una cravatta. 
Era a quella saggezza che lei si affidava, perché quel doppio ruolo infondo non le apparteneva appieno.
Il senso di protezione era del tutto naturale in lei, ma sapeva di avere il diritto di avere paura e di poter vedere in lui tutta la sua famiglia. Era questo che erano l'uno per l'altra: tutta la famiglia. Un senso di vuoto, di responsabilità, d'amore profondo riempiva quella casa, che spesso sembrava asettica.
Erano cambiate molte cose, anche la casa. Erano cambiate molte cose, anche loro.
Ma forse infondo era tutto uguale a sé stesso e loro erano tutto ciò che era rimasto, erano tutta la famiglia.
Read More
Powered by Blogger.

© 2011 smiling CLà!, AllRightsReserved.

Designed by ScreenWritersArena