27 mar 2012

Se

E se il peso che sento allo sterno, che mi rende difficile respirare, fosse quello di tutte le lacrime che ho trattenuto? 

Siamo un insieme di se

Guardo al passato con gli occhi lucidi e mi domando come sarebbe andata se alcune cose non fossero successe, se io non avessi impiegato il mio tempo a scappare per poi tornare, se ci si fosse sempre ascoltati, se si fossero mantenuti i rapporti per non trasformarci solo in numeri di telefono sulla rubrica. 
Mi chiedo quanto sarei diversa ora se avessi visto i suoi capelli diventare lentamente bianchi, o i suoi occhi contornarsi di rughe; ma se fosse successo allora io non avrei avuto bisogno di allontanarmi. E quindi chi sarei diventata se non avessi conosciuto persone che del mio passato fino a quel momento non sapevano nulla, che non potevano guardarmi con gli occhi lucidi per tutti i se che a loro volta avevano dentro, pensando al mio futuro? Se non avessi mantenuto saldi i piedi a terra, a questa terra che chiamo casa, ora forse sarei lontana ed anche la malinconia avrebbe un altro sapore, non quello così aspro del presente.

Il continuo farsi domande m'appartiene, credo che questa sia una condizione a priori dei se. Addirittura quasi indipendente dal passato. 
Le incessanti domande sul futuro sono un insieme di se, un insieme di paure che si rincorrono, s'ammassano, si mischiano. Prendono polvere e diventano ingombranti, rubano il sonno e inaspriscono l'animo e i sogni. Inevitabili se a catena. Senza risposte, solo rischi: scelte razionali o istintive, ma rischi.

Ma ora? Ora vale la pena di tutti questi se? Sono solo filtri. Ho capito questo: il presente non deve avere se. Deve essere.
L'ho imparato di colpo, ma lo sapevo già. Lo sapevo perché i se del passato pesano e quelli che guardano al futuro sono una catena ai sogni. Ho capito d'un tratto che il presente non deve avere se, perché con i se si perdono i momenti. Il presente dovrebbe essere spontaneo, chiaro, per non diventare un passato pesante. 
Ho imparato di colpo che voglio che il mio  presente somigli al modo di fare dei bambini, e i bambini dicono ciò che sentono senza se, e poi arrossiscono.
Read More

23 mar 2012

milano: istruzioni per l'uso / 3


La dura impresa del lunedì


Oggi Milano non voleva lasciarmi andare, le strade si sono inspiegabilmente avvolte in un gomitolo che nemmeno il gatto più astuto avrebbe potuto srotolare! E io ero lì in mezzo, brutto affare. 
E' stato un lungo lunedì: se alle 9.30 del mattino ti accorgi che la "Critica della ragion pura" non è sufficiente per chiarire alcuni concetti e  servirebbe la "Critica del giudizio" - che ovviamente è a casa - , allora sei nei guai. La mossa giusta in questi casi è chiudere i libri e dedicarsi ad altro. Beh, io non l'ho fatto e il mio lunedì mattina - iniziato con la drammatica scoperta di aver dimenticato il cappotto a casa ed essermi messa la maglietta al contrario, entrambe le cose poi brillantemente risolte grazie alle innumerevoli risorse presenti nella mia macchina -  è diventato pesante quanto la borsa di carta col fondo quasi spaccato dal peso dei nuovi libri per i prossimi esami, che saranno i ladri di tanto del mio tempo libero. Il tempo "libero" lo passo in auto mentre guido, ed anche questo non è un bell'affare, perché si pensa troppo. Sono rimasta intrappolata nel groviglio delle strade milanesi tornando verso casa, e quel tempo "libero" si è trasformato in una tortura piena di paranoie, che sembrava non finire mai. Quando nessuna delle canzoni dell'ipod - e dei cd - si adattano alla situazione allora vuol dire che questa è davvero estrema: o troppo bella, tanto da non aver bisogno di musica (cosa davvero rara!), oppure da crisi di nervi, per cui anche il minimo suono non può che peggiorare la situazione.
Da questo lunedì però ho imparato alcune cose: 
  • se prima delle 10 del mattino ho bisogno di più di un libro e un quaderno di appunti per chiarire un concetto, è giusto smettere di studiare
  • se si sbaglia strada allora è meglio perdersi del tutto e usare il tempo "libero" per trovare posti nuovi - e non rimanere incastrati in tangenziale!- 
  • se Radio Capital passa Pino Daniele quando riprovo ad accendere la radio credendo di essermi calmata, allora è un brutto presagio
  • una carbonara e un buon bicchiere di rosso risolvono molte cose

Consigli utili per sopravvivere al lunedì milanese - e forse non solo al lunedì! -
Buona notte!

Ah, dimenticavo: è fondamentale non guardare mai quanto poco tempo manchi al suono della sveglia, se non ci si vuole addormentare col broncio!

Read More

22 mar 2012

un incontro

Le parlo e vedo nei suoi occhi una malinconia che è così profonda da non appartenere al tempo.
L'ascolto mentre la sua voce stenta ad uscire, interrotta dalle lacrime che scivolano sulle guance pallide, e strisciano lentamente, quasi a tagliarle. 
Con fatica racconta cosa l'ha portata fino a qui, cosa nasconde dietro al suo sorriso o nel suo modo di gesticolare, così spontaneo. Il suo è un percorso in salita e da come parla sembra di capire che non vede ancora la cima: racconta che a volte crede d'aver smarrito il sentiero e teme di perdersi.
Sembra una donna, per l'intensità dello sguardo, la profondità dei gesti e la scelta meticolosa delle parole, ma è rannicchiata come una bambina impaurita, la sua voce trema. 
Usa la penna con fare a volte nervoso, a volte sognante: la preme sul foglio ed immediatamente dopo si lascia trasportare, con un tratto leggero. 
Se parlare non le riesce semplice, nello scrivere invece trova il modo più vero per esprimersi, la maniera più chiara per spiegarsi:


China, sacrificata come una pianta
piegata al volere del vento 
aspetto che la tempesta passi.

Radici a terra
rughe marcate:
anziana signora
perchè resisti?

Respiro profondo
sguardo al cielo
sfida ai colori,
inno alla rinascita

Di nuovo la primavera.




Sul foglio schizzi di disegni mancati, senza alcuna tecnica. Ha imparato a cercare le parole ascoltandole, così come sta cercando di imparare a cercare sé stessa ascoltandosi.

Le parlo e vedo nei suoi occhi una malinconia densa: ha la pelle arrossata dalle lacrime asciugate dal vento. 
La guardo, ora senza parlare. 

Ha chiuso gli occhi e nel sonno è di nuovo una bambina indifesa, ancora non sa d'esser già donna.



Read More

21 mar 2012

[promemoria - pugno nello stomaco]

"bisogna saper scegliere in tempo, 
non arrivarci per contrarietà"

Francesco Guccini - "Eskimo" (1978)





http://youtu.be/Lu_QGrkZ5Xo
Read More

18 mar 2012

Ricetta di San Patrizio

Metti tutto in una scatola: il passato, il presente e i sogni. 
Chiudi il coperchio e scuoti per bene, magari immagina una musica mentre lo fai, per rendere tutto più allegro.
Poi apri la scatola e vedi cos'è successo. 
Forse avrai un passato in disordine, un presente scomposto e i sogni da sistemare ma magari, avendo mischiato tutto, risulterà un insieme a cui fare un sorriso. 
Ingredienti complessi per sensazioni sempilici: il passato per la tenerezza, il presente per la serenità e il futuro per la curiosità.
D'altronde si sa, se si è affamati non si riesce a prendere sonno ed io stasera mi sono nutrita di emozioni... sono pronta per farmi cullare dalla notte.


Read More

14 mar 2012

Bologna.

Quando ti svegli a Bologna, lei ti sorride. Lo fa dal primo giorno, quando hai ancora paura d'esser lì sola, così tanta paura da non cogliere il suo sorriso. Allora lei ti abbraccia, ti stringe al petto come fa una madre e non ti lascia più. Da quel primo risveglio il suo profumo ti s'imprime addosso, per farti sentire sempre a casa.
 
Bologna diventa morbida, sinuosa come le curve delle volte di quei portici che ti proteggono ovunque tu vada. 
Le giornate scure a Bologna hanno angoli di luce particolare che sanno strapparti un sorriso tra le lacrime, perchè quando le guance sono bagnate dalla tristezza o dalla paura, quasi s'asciugano all'incontro con gli sguardi di chi gusta un bicchiere di vino rosso vicino a Piazza Maggiore. 
E' la gente di Bologna che costruisce quella grande casa, i bolognesi paiono nascosti tra i tanti studenti, ma quando si trovano sembra di conoscerli da una vita. 
La stanchezza a Bologna finisce nelle osterie, si scioglie nel vino, s'asciuga in piatti di pasta fumante. Bologna è la mamma dei sogni più sinceri, la culla dei pensieri notturni, il profumo di una primavera nuova.
 
Bologna non ti lascia, è il posto giusto per chi come me non sa mai dove vorrebbe essere e continua ad andare e venire. Bologna non ti lascia e quando provi tu a lasciarla, allora ti fa capire che eri a casa, nel posto giusto, perchè lei è lì, senza mai cambiare, e tu hai ancora addosso il suo profumo.





Read More

08 mar 2012

[appunti in ritardo - parte prima]

Sì, sono in ritardo. E quando sono in ritardo mi viene voglia di scrivere.
Le giornate corrono veloci, ma guido per due ore al giorno e quindi ho sempre tempo di pensare, fin troppo! Sono in ritardo e ho voglia di scrivere, indosso un vestito arancione che mi sembra il colore più vicino alle idee che ho in testa, ho una matita nei capelli, delle foto pronte per essere esposte, due temi scelti, ognuno di questi rappresenta qualcosa che mi tocca tanto, troppo addirittura. Una nuova avventura e una ferita sempre aperta con cui convivere. Mentre scrivo i pensieri vanno troppo veloci ed io non riesco a stargli dietro, mi faccio domande su ogni parola che uso..avranno il giusto peso?
Con le foto ho cercato di fare un sorriso ai luoghi nuovi e di prendere coscienza della me che è sempre presente, anche quando sorrido, anche quando scherzo. 
Non ho nemmeno il tempo di farmi un caffè, eppure sarebbe essenziale per stare sveglia perchè, per quanto voglia autoconvincermi di essermi adeguata ai ritmi "della vita reale", io sto sempre meglio coi miei: sfasati rispetto agli impegni obbligatori.
Ma cerco il buono, cerco i colori. Oggi un'amica mi ha detto "ti ci vedo mentre salti tra i campi" e forse sono un po' così, semplice, svagata, entusiasta di una primavera ancora incerta e pronta ad affrontare le giornate più lunghe. E se tutto questo si legge nei miei occhi anche a Milano, allora vuol dire che sono riuscita a colorare la grigia città!


Per oggi - ma non solo - un Blues al femminile:     Ida Cox - Wild Women Don't Have The Blues
Read More

02 mar 2012

"la notte sta morendo ed è cretino cercare di fermare le lacrime ridendo"

La gente se ne va, le persone se ne vanno. Dire persone mi fa sentire più vicina a ciò che voglio esprimere. 
Ogni persona ha un suo bagaglio, che costruisce nel tempo, per poi prenderlo e andarsene. Ogni bagaglio perde pezzi, così quando qualcuno se ne va lascia sempre qualcosa in giro. Se chi se n'è andato non occupava tanto spazio, in genere anche ciò che perde dal suo bagaglio non è ingombrante; altre volte non basterebbe un baule per custodire ciò che chi parte lascia.

Se guardo al mio animo di bambina, allora dico che le persone che se ne vanno lo fanno perché devono, perché è il momento giusto. 
E poi non se ne vanno mai davvero.
Questo vorrei che mi fosse stato detto. 
Vorrei che mi fosse stato spiegato - o forse vorrei poterlo spiegare a mia volta, e magari è proprio per questo che scrivo - che tante persone s'incontrano ma saranno poche quelle che percorreranno una lunga strada insieme. Vorrei che mi fosse stato detto che crescere vuol dire saper tenere la mano di chi si vuole accanto ma anche lasciare andare chi lì non può più stare; che è giusto gustare i momenti e sognare, ma non illudersi; che l'abilità più importante sta nel creare un bagaglio nostro e nel riuscire a vedere ciò che gli altri "dimenticano" quando cambiano strada. Bisogna saper prendersi cura di ciò che viene lasciato, mischiarlo sapientemente al nostro carico, fargli spazio tra ciò che abbiamo, magari lasciando a nostra volta qualcosa in giro.
La vera sfida è sorridere ai profumi antichi, ai luoghi dell'infanzia, alle voci e ai suoni così chiari quando si chiudono gli occhi, senza sentirsi troppo male.
Vorrei che mi fosse stato spiegato, sin da bambina, che i sogni partono dal presente. S'appoggiano ai ricordi ma non vivono nel passato, spingono al futuro ma cominciano già nel momento in cui nascono, partono dal presente.

Se guardo al mio animo di bambina, sento che le riflessioni più mature non sono poi così lontane dai miei sentimenti più spontanei. Le paure sono simili quando si è bambini e quando si è adulti, solo che più va avanti il tempo e più si tende a vergognarsene, inspiegabilmente. Forse la saggezza è un po' come i sogni,
è più semplice di quanto non si pensi e spesso sfuma nel tempo. 

Così vorrei che mi fosse stato detto che la gente se ne va, le persone se ne vanno, lasciano un po' d'amaro ma creano per chi resta un nuovo presente da cui ripartire.




* il titolo del post è parte di una canzone che m'accompagna spesso la notte; questa notte in ricordo di Lucio Dalla.
Read More

01 mar 2012

in my girlish days

Quanto pesano i sogni?
Parlo di un peso quasi fisico, reale, come un masso che preme sul petto o forse più come una grande pietra che blocca una porta che potrebbe spalancarsi verso non so cosa.
Quanto lavoro sta dietro a un sogno? 
I sogni assorbono tutto! Gli occhi restano aperti fino a tarda notte, la mente in movimento vaga in maniera disordinata alla ricerca della soluzione giusta per chissà poi cosa. Le persone disordinate come me nelle cose concrete, le persone che come me più hanno spazio più tendono ad occuparne, forse possono capire meglio cosa intendo: il pensiero rivolto al sogno agisce esattemente allo stesso modo di tutti gli oggetti che incomprensibilmente si spargono ovunque. Tante volte - forse ancor di più nell'ultimo periodo - avrei voluto spiegare ad altri come mi sento quando non riesco a smettere di pensare, perchè quando dico "non dormo perché non riesco a smettere di pensare" tutti mi guardano straniti - d'altronde, come dargli torto? -
Per spiegare una cosa così complessa serve un esempio semplice
, è l'unica soluzione: la mia mente somiglia alla mia scrivania; traduzione: c'è un enorme casino, a più strati e in ognuno di questi strati ci sono un sacco di cose che m'interessano.
Se dovessi mettermi a riordinare troverei più o meno gli elementi che abitano i miei pensieri: foto, ritagli di momenti passati, libri, libri, libri e tante vecchie canzoni (che contengono a loro volta chissà quanti e quali sogni!). Ci sono poi un sacco di fogli, alcuni scritti altri - tanti - ancora bianchi: significa che c'è ancora un sacco di spazio!
Di certo chi sogna molto dorme poco, questo è punto fermo. Da qualche parte bisogna partire, darsi qualche certezza. Magari a 23 anni qualcosa di più solido non sarebbe male...
Io però, per adesso so solo che è arrivato marzo, ho accumulato un sacco di libri - ovviamente ne sto leggendo più di uno per volta - , le giornate di sole come sempre mi emozionano e i colori del mattino presto mi stupiscono. Nel lungo inverno che è ormai alle spalle ho fatto un bel po' di confusione ed ora mi ritrovo a spolverare vecchi progetti che sembrano nuovi, ma hanno quel profumo che già conosco e mi dà un po' di sicurezza - non troppa però! - . 
I sogni sono molto pesanti e comportano molto lavoro, quanto non so dirlo. Così come non so quante notti ho passato sveglia a pensare, quanti viaggi a scrivere, quante lacrime versate, quante paure vissute. Ma cosa importa?
Io so solo che è marzo, che ho bisogno di qualche piccola certezza per tenermi in piedi e come  sempre la cerco negli "oggetti" che stanno da chissà quando alla base della "scrivania" e forse, paradossalmente, sono quelli più fragili.
Vecchie abitudini [ o meglio vecchie necessità ] indispensabili per attraversare questi miei "giorni di ragazza".

Read More
Powered by Blogger.

© 2011 smiling CLà!, AllRightsReserved.

Designed by ScreenWritersArena